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SUMMARY:Secondo lei
DESCRIPTION:Secondo lei\n  \nIl secondo spettacolo in cartellone per la Sala Umberto\, inserito nel percorso “Storie di donne”\, vede come protagonista Caterina Guzzanti in una prospettiva di parte!\n  \n\n\n\n\n\n\n\nSECONDO LEI\, il primo testo di prosa e la prima regia di Caterina Guzzanti\, protagonista sul palco con Federico Vigorito. \nIl testo affronta un tema universale e su cui il dibattito oggi è più aperto e vivo che mai: SECONDO LEI è uno spettacolo sulla fragilità\, un lungo\, intimo\, delicato flusso di pensiero dal punto di vista femminile\, sulle dinamiche nascoste che regolano i rapporti di coppia. Una prospettiva di parte\, ma aperta e mai giudicante\, che in modo perentorio pone al centro una profonda riflessione sulla giustezza della coppia a tutti i costi. \nL’amore idealizzato come luogo sicuro e salubre diventa negazione quotidiana e sistematica del bisogno e del desiderio altrui: un silenzioso campo di battaglia in cui fraintendimenti e necessità affondano goffamente in un pantano di aspettative tradite e promesse disattese\, mentre il solo imbarazzante desiderio sarebbe quello di essere capiti\, accettati e perdonati. SECONDO LEI è una storia sulla crisi tanto del maschio quanto della femmina\, nella quale dolore e ironia convivono nel paradosso della coppia\, in cui ognuno riconoscerà tante storie. \nDa dove viene la sensazione che per diventare adulti ci si debba rifugiare nell’altra persona anziché investire nella propria indipendenza? Perché non scappiamo a gambe levate neanche quando nella coppia ci sono più compromessi che felicità? La letteratura\, 60 anni dopo l’esistenzialismo di Simone De Beauvoir\, sembra l’unica forma capace di restituire proprio l’incomunicabile di cui parla SECONDO LEI\, perché ancora oggi c’è bisogno di constatare che queste esperienze sono le stesse dei nostri simili\, a prescindere dagli strumenti che si hanno a disposizione. È il linguaggio che ci reintegra nella società umana\, come diceva lei stessa: “un dolore che trova le parole per raccontarsi smette di essere esclusione radicale e si fa meno insostenibile”. \nSECONDO LEI è una voce in attesa di “secondo lui”. Nel frattempo si arrangia con quel poco che le è dato sapere\, secondo lei. \nLo spettacolo è prodotto da Infinito e Argot produzioni con la supervisione di Paola Rota. \n\nSpettacolo incluso nel percorso STORIE DI DONNE \nSecondo Lei\ncollaborazione artistica Paola Rota\nluci Cristian Zucaro\nscenografia Eleonora De Leo\neffetti sonori Angelo Elle\ncostumi a cura di Ziamme  \nscritto e diretto da CATERINA GUZZANTI \nproduzione produzione Infinito e Argot produzioni in coproduzione con Teatro Stabile di Bolzano In collaborazione con Riccione Teatro e con il contributo di Regione Toscana testo realizzato nell’ambito di Scritture-Scuola di drammaturgia diretta da Lucia Calamaro \n 
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SUMMARY:Prima Facie
DESCRIPTION:Prima Facie\n  \nLo spettacolo che unisce la violenza sulle donne e le associazioni per la prima volta debutta in Italia grazie alla produzione Compagnia Finzi Pasca e a Melissa Vettore\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDaniele Finzi Pasca mette in scena PRIMA FACIE della drammaturga australiana Suzie Miller. E’ la storia di Tessa\, un’avvocata penalista spesso impegnata in casi di violenza sessuale. Improvvisamente un evento sconvolgente la porta ad una profonda riflessione sui concetti di giustizia in un sistema giudiziario spesso contraddittorio.\nPRIMA FACIE ha generato ovunque dibattiti sulla necessità di un sistema giudiziario più attento alle esigenze delle vittime di reati sessuali.\nLo spettacolo incoraggia le donne a condividere le proprie esperienze e contribuisce alla formazione di un movimento di sostegno\, coinvolgendo tutta la società a riflettere su nuove prospettive in ambito giuridico. \nPRIMA FACIE ha debuttato a Sydney nel 2019. Nell’aprile del 2022 è andato in scena a Londra\, vincendo due Laurence Olivier Award for Best New Play e successivamente ha debuttato a Broadway. Tradotto in 20 lingue e messo in scena in 37 paesi\, lo spettacolo è diventato un fenomeno globale. \nLe Note del Regista Daniele Finzi Pasca \nIl linguaggio di Suzie Miller è incalzante\, ritmato\, musicale e in modo sorprendente ci travolge con una storia semplice e allo stesso tempo emblematica. Come difendersi\, come sentirsi protetti dalle istituzioni e in un senso più lato dalla giustizia sono domande che emergono in modo lucido in questo monologo. Con gli amici di sempre costruiremo un impianto teatrale che vorrei sorprendente così da fare da contrappunto a questa scrittura brillante. Amo le macchine che producono stupore\, amo la leggerezza\, amo le storie raccontate da attori virtuosi\, carichi di umanità e in questa nostra nuova produzione tutti questi elementi si stanno riunendo. \nMelissa è un’attrice capace di interpretare con delicatezza donne forti e allo stesso tempo rese fragili dalla vita. La sua Camille Claudel e poi Isadora Duncan sono state due sfide meravigliose che hanno portato a costruire spettacoli restati in cartellone per anni. Con i creatori della Compagnia non è la prima volta che affrontiamo e raccontiamo figure femminili devastate dalla vita\, lo abbiamo fatto in Aida\, poi in Carmen e recentemente in Maria de Buenos Aires. Siamo gli stessi che di volta in volta possiamo affrontare la monumentalità di Cerimonie Olimpiche o avventure profondamente essenziali. \nIn PRIMA FACIE non muterò nulla della bellezza di questo impianto drammaturgico\, provando con Melissa a raccontare in punta di piedi una storia che continua tragicamente a riproporsi ovunque e in modo violentemente ostinato. \n  \nSpettacolo incluso nel percorso STORIE DI DONNE \nE’ Consigliata la visione a un pubblico di età superiore ai 14 anni \nPrima Facie\n\ndi SUZIE MILLER \n\ntraduttrice MARGHERITA MAURO\ncostumi Giovanna Buzzi\nmusiche Maria Bonzanigo\nassistente alla regia Ilaria Cangialosi\nscenografie e accessori Matteo Verlicchi\nvideo designer Roberto Vitalini – bashiba.com \nregia e disegno luci di DANIELE FINZI PASCA \n\nproduzione Compagnia Finzi Pasca \n\n\n\nproduzione esecutiva Patrizia Capellari | produttore Antonio Vergamini | direttore tecnico e assistente light designer Pietro Maspero\ncoordinamento comunicazione\, foto di scena Viviana Cangialosi | comunicazione Federica Zampatti\nufficio Stampa Alessandra Morgagni e Barbara Ruiz | graphic design Antonio Vettore Catan\nricerca Marco Finzi | produzione Gea Pavan\, Francesca Comin\, Marc-André Goyer\namministrazione Katia Lamacchia | photo portraits Ale Catan \nQuesta produzione è stata autorizzata per gentile concessione di The Agency(London) Ltd 24 Pottery Lane\, London W11 4LZ\nE-mail: Re*******@**********co.uk\nIn accordo con Arcadia & Ricono Ltd
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SUMMARY:L'uomo dei sogni
DESCRIPTION:L’uomo dei sogni\n\nUna commedia divertente e surreale che sfida l’incubo della vita reale\n  \nDal 4 al 16 marzo – Sala Umberto\n  \nGiovanni\, conosciuto nel mondo dei fumetti come Joe Black\, è un disegnatore di grande talento ed esperienza. La sua vita\, però\, è stata sconvolta da un evento che lo ha fatto precipitare in un abisso così profondo da spingerlo a ritirarsi dal mondo\, cercando rifugio nella solitudine della sua casa-studio\, lontano dalle persone e dagli impegni di lavoro. La commedia prende vita nell’oscurità della notte\, trasformando la sua casa in un teatro di sogni inquietanti e visioni surreali. \nOgni notte\, la sua casa si anima di incubi che sembrano reali: gli eroi che aveva scartato dai suoi fumetti\, gli amici e i familiari della vita quotidiana lo tormentano incessantemente\, creando un vortice di illusioni e realtà. \nIl ritorno di sua figlia dalla Nuova Zelanda segna un punto di svolta: Viola\, una montatrice emergente nel mondo del cinema internazionale\, cerca di sostenere il padre ma porta con sé una notizia che lo scuote ulteriormente. \nCome evolverà il rapporto tra padre e figlia in questo momento di tormento e scoperta? Riuscirà Joe Black a emergere dal baratro della depressione e a fare pace con i suoi demoni interiori? Ma soprattutto\, il pubblico saprà distinguere tra la realtà e il frutto delle visioni di Joe\, scena dopo scena? \nL’uomo dei sogni  trascina lo spettatore nel mondo onirico del protagonista\, a sentire la sua angoscia\, ma anche a ridere dei suoi incontri bizzarri e a riflettere sulla sottile linea che separa i sogni dalla realtà. \n  \nNOTE DELL’AUTORE\nCi sono persone che non ricordano i sogni\, altre che vivono notti piene di visioni intense\, e poi ci sono coloro che sono intrappolati in un tormento chiamato parasonnia. Immaginate di chiudere gli occhi e\, poco dopo\, di vedere figure minacciose nella vostra stanza\, di sentire voci che vi parlano\, di assistere a scene di violenza così realistiche da farvi svegliare urlando o alzarvi di scatto. Questo è il tormento quotidiano di Giovanni\, un disegnatore di fumetti che si trova in uno dei momenti più bui della sua vita. \nNonostante le visite mediche e le cure\, il nostro protagonista non trova sollievo: ogni notte\, il suo cervello lo catapulta in una battaglia contro personaggi che\, con sarcasmo e cinismo\, cercano di scuoterlo dalla sua apatia. Questi personaggi mutano sembianze\, cambiano voce\, si travestono\, ma l’obiettivo rimane immutato: risvegliare Giovanni dall’incubo della sua vita reale\, fatto di rassegnazione e di rinuncia a vivere\, la peggiore delle condanne che un uomo possa autoimporsi. \n“L’uomo dei sogni” è più di una commedia surreale: è una dedica appassionata al mondo del teatro e\, soprattutto\, al suo pubblico. Gli attori\, con generosità\, si muovono sul palco\, parlano\, si commuovono\, cercando di smuovere qualcosa dentro di noi. Se la rappresentazione ci colpisce\, applaudiamo con calore\, e il nostro inconscio lavora per noi\, in silenzio. Ogni sera\, con l’apertura e la chiusura del sipario\, gli attori rivivono la stessa storia\, sperando di aver offerto un servizio importante alla comunità\, sia che abbiano raccontato una tragedia\, un dramma o una commedia. \nCome autore e regista di questa commedia\, il mio sogno è il medesimo: regalare\, insieme a una compagnia di attori formidabili\, sensibili e affiatati\, un viaggio speciale. Un viaggio in cui ogni spettatore possa sorprendersi\, divertirsi\, riflettere e\, soprattutto\, sognare. Perché\, in fondo\, il teatro è questo: un luogo dove la realtà e l’immaginazione si fondono\, dove gli incubi possono essere sconfitti e i sogni possono diventare possibili. \n  \n  \nSALA UMBERTO \nVia della Mercede\, 50\, 00187 Roma – pr**********@*********to.com \nmart. 4 marzo h 20.30 \nmerc. 5 marzo h 20.30 \ngiov. 6 marzo h 20.30 \nven. 7 marzo h 21 \nsab. 8 marzo h 21 \ndom. 9 marzo h 17 \nmart. 11 marzo h 20.30 \nmerc. 12 marzo h 20.30 \ngiov. 13 marzo h 20.30 \nven. 14 marzo h 21 \nsab. 15 marzo h 21 \ndom. 16 marzo h 17 \nprezzo biglietto da 25€ a 18€ disponibili su www.salaumberto.com – www.ticketone.it \n 
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SUMMARY:Buonanotte\, mamma
DESCRIPTION:Buonanotte\, mamma\n  \nMarina Confalone e Mariangela D’Abbraccio daranno cuore e anima nei panni di madre e figlia in uno dei drammi più toccanti della storia del cinema e del teatro\n  \nDal 15 al 25 febbraio – Sala Umberto\n  \nPremio Pulitzer nel 1983 Buona notte mamma (Night\, mother) della autrice americana Marsha Norman fu reso famoso dalla versione cinematografica del 1986 con Anne Bancroft e Sissy Spacek per la regia di Tom Moore e fu portato in scena per la prima volta in Italia dal Piccolo Teatro nel 1984 con protagoniste Lina Volonghi e Giulia Lazzarini per la regia di Carlo Battistoni. \nLa scena rappresenta uno scorcio della casa di Thelma; su una parete\, ben visibile un orologio scandirà in tempo reale il conto alla rovescia che conduce\, in un alternarsi di emozioni e di suspense\, protagoniste e pubblico verso l’epilogo. \n Leggi QUI l’articolo completo! \nproduzione Stefano Francioni produzioni \nMARINA CONFALONE e MARIANGELA D’ABBRACCIO in \nBuonanotte\, mamma\ndi Marsha Norman \nregia di FRANCESCO TAVASSI \nSALA UMBERTO\nVia della Mercede\, 50\, 00187 Roma – pr**********@*********to.com \nprezzo biglietto da 34 € a 22 € disponibili su www.salaumberto.com – www.ticketone.it \nORARI SPETTACOLO \nGiovedì 15/02/2024 ore 20:30 \nVenerdì 16/02/2024 ore 21:00 \nSabato 17/02/2024 ore 21:00 \nDomenica 18/02/2024 ore 17:00 \nMercoledì 21/02/2023 ore 17:00 \nGiovedì 22/02/2024 ore 20:30 \nVenerdì 23/02/2024 ore 21:00 \nSabato 24/02/2024 ore 21:00 \nDomenica 25/02/2024 ore 17:00
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SUMMARY:Born in the solvay
DESCRIPTION:Born in the solvay\n  \nUno tra i più grandi imitatori della tv italiana\, Ubaldo Pantani\, arriva al teatro Sala Umberto per una serata ricca di personaggi\n  \n12 febbraio – Teatro Sala Umberto\n  \nUbaldo Pantani\, uno dei più grandi imitatori della nostra tv\, protagonista indiscusso in programmi come “Quelli che il calcio”\, “Mai dire” e “E che tempo che fa”\, amato dal pubblico per i personaggi di grande successo da lui proposti come Lapo Elkann\, Massimo Giletti\, Max Allegri\, Gigi Buffon\, Paolo Del Debbio\, Mario Giordano e molti altri\, toglie le vesti da imitatore e arriva finalmente a teatro il 12 febbraio al Teatro Sala Umberto di Roma. Con Born in the Solvay\,  il titolo dello show scritto dallo stesso attore insieme a Carlo Conti e Simone Tamburini\, il pubblico assisterà ad un Pantani inedito\, senza maschere\, che si racconta per la prima volta dal vivo\, ripercorrendo la sua carriera artistica e non solo\, in un monologo acuto e ironico. \nCONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO QUI \nBorn in the Solvay\nscritto da Ubaldo Pantani\, Carlo Conti e Simone Tamburini \ncon Ubaldo Pantani \nDirezione tecnica Massimiliano Gionti \nAssistente di scena Filippo Maria D’Andrea \nProduzione AltraScena \nALTRA SCENA presenta \nscritto da Ubaldo Pantani\, Carlo Conti e Simone Tamburini \n12 febbraio – Teatro Sala Umberto \nTEATRO SALA UMBERTO\nvia della Mercede 50 \nInfo e prenotazioni \n06 6794753 attivo dalle 16:00 alle 18:00 dal martedì al sabato\nwhatsapp 345 9409718 \nBiglietti Platea 25.00 – Galleria 20.00
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SUMMARY:Frà: San Francesco\, la superstar del medioevo
DESCRIPTION:Frà: San Francesco\, la superstar del medioevo\nScifoni porta nei teatri italiani il suo nuovo spettacolo improntato sulla figura cristiana di San Francesco d’Assisi\, parlando della sua vita e del suo carisma\nDal 5 al 23 dicembre – Sala Umberto\n  \n Come si fa a parlare di San Francesco D’Assisi senza essere mostruosamente banali? Come farò a mettere in scena questo spettacolo senza che sembri una canzone di Jovanotti? Se chiedo a un ateo anticlericale “dimmi un santo che ti piace” lui dirà: Francesco.\nPerché tutti conoscono San Francesco? Perché sono stati scritti decine di migliaia di testi su di lui? Perché è così irresistibile? E perché proprio lui? Non era l’unico a praticare il pauperismo. In quell’epoca era pieno di santi e movimenti eretici che avevano fatto la stessa scelta estrema\, che aveva di speciale questo che oggi potremmo definire un “frikkettone” che lascia tutto per diventare straccione? \n  \nPer saperne di più\, continua al seguente link –> https://saracolangeli.com/fra-san-francesco-la-superstar-del-medioevo/ \n  \nProduzione  Viola Produzioni – Centro di produzione teatrale \nin collaborazione con Mismaonda \nGIOVANNI SCIFONI \nFrà: San Francesco\, la superstar del medioevo\ndi Giovanni Scifoni\nmusiche di Luciano Di Giandomenico\nstrumenti antichi LUCIANO DI GIANDOMENICO • MAURIZIO PICCHIÒ • STEFANO CARLONCELLI\nRegia di FRANCESCO FERDINANDO BRANDI \nDAL 5 DICEMBRE AL 23 DICEMBRE 2023 \nSALA UMBERTO\nVia della Mercede\, 50\, 00187 Roma – pr**********@*********to.com \nprezzo biglietto da 34 € a 20 € disponibili su www.salaumberto.com – www.ticketone.it \nORARI SPETTACOLI \nmartedì 5 – mercoledì 6 – giovedì 7 dicembre h. 20.30 \nvenerdì 8 dicembre h. 17 pomeridiana \nsabato 9 dicembre h. 21.00 \ndomenica 10 dicembre h. 17 pomeridiana \nmercoledì 13 dicembre h. 17 pomeridiana \ngiovedì 14 dicembre h. 20.30 \nvenerdì 15 – sabato 16 dicembre h. 21.00 \nsabato 16 – domenica 17 dicembre h. 17 pomeridiana \nmartedì 19 – mercoledì 20 – giovedì 21 dicembre h. 20.30 \nvenerdì 22 – sabato 23 dicembre h. 21.00
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SUMMARY:Il giardino dei ciliegi
DESCRIPTION:Il giardino dei ciliegi\n  \nLiuba e Gaev tornano da adulti nel luogo che li ha visti felici\, il racconto di un Cechov malato ma ancora attaccato alla vita\n  \nDal 21 marzo al 2 aprile – Teatro Sala Umberto\n  \nIl Giardino dei Ciliegi è l’ultimo lavoro di un Cechov malato e vicino alla morte; eppure\, mai così attaccato alla vita\, intesa come respiro\, anima del mondo e speranza nel futuro. \nNella sua ultima commedia – perché così egli la definì e la intese – egli esprime ancora più lucidamente la sua riflessione sulla goffa incapacità di vivere degli esseri umani. Il loro trabismo esistenziale sulla propria anima. \nLjuba e suo fratello Gaev\, un tempo lieti\, da bambini\, tornano nell’età matura nel luogo simbolo della loro felicità appassita. La stanza chiamata ancora “dei bambini”. Da cui si intravede il loro giardino dei ciliegi\, un tempo motivo di vanto e orgoglio in tutto il distretto. \nOra però i tempi sono cambiati. I ciliegi non producono più frutti commerciabili\, sono solo l’ombra di un passato che non tornerà più. Così le speranze\, la gioia\, l’amore\, tutto ciò che era legato simbolicamente al giardino è andato perduto. Il declino economico accende brutalmente il declino della loro esistenza a cui non sanno (o non vogliono) porre rimedio. \nLjuba\, donna di forti sentimenti e capace di amore\, ormai ha perduto il marito e l’ultimo amante. Da anni è segnata dalla perdita del suo amato figlio piccolo. Eppure\, sopraffatta dai debiti\, non si rassegna ad abbandonare il sogno: la nostalgia del suo luminoso passato dove risiede illusoriamente la sua armonia.  Bimba illusa nel corpo di una donna matura. Che piange e ride allo stesso tempo. \nCosì il fratello Gaev\, adulto mai cresciuto da una condizione puerile fatta di giochi e lazzi spenti. Chiamato per una volta alla sua responsabilità di uomo di casa nella vendita all’asta del giardino\, non riesce a combinare nulla. Debole e ingenuo. Struggente nel Lopachin\, invece\, nuovo arricchito\, figlio del contadino\, riuscirà a imporre la propria persona non solo con l’abilità degli affari\, ma soprattutto con la lucidità inesorabile di chi è consapevole del proprio ruolo. Garbato ma ambizioso\, è il contraltare perfetto dei due proprietari. Rampante e pragmatico. Vincente. Eppure\, al contrario di Ljuba e Gaev\, totalmente incapace di amare\, di gestire la propria sensibilità. Tutt’altro che arido\, ma ancora peggio: inabile ai sentimenti. \nResta eppure una ultima speranza. I giovani che popolano la storia sapranno forse riscattare le incrostazioni dell’anima di chi li ha preceduti. \nVarja\, figlia maggiore di Ljuba\, fioca luce di armonia in una casa prossima al buio\, delusa dall’insipienza amorosa di Lopachin\, andrà a rifarsi una vita altrove. \nAnja\, la piccola di casa\, dolce ragazza in fiore\, seguirà Trofimov\, eterno studente scombinato\, ma insieme potranno guardare al futuro! \nIl barlume di salvezza risiede nel finale\, nei due ragazzi che si amano e che vedono nella distruzione del giardino venduto\, non la fine\, non la deriva\, ma l’inizio di una nuova vita. \nNella riduzione della commedia si eliminano i personaggi minori portando la compagnia ai sei elementi principali: LJUBOV’ ANDREEVNA RANEVSKAJA\, proprietaria terriera; ANJA\, sua figlia\, diciassette anni; VARJA\, sua figlia adottiva\, ventiquattro anni; LEONID ANDREEVIC GAEV\, fratello della Ranevskaja\, ERMOLAJ ALEKSEEVIC LOPACHIN\, mercante; PETR SERGEEVIC TROFIMOV\, studente. \nI dialoghi saranno rispettosi del testo originale\, rispettando le sfumature poetiche dell’autore\, ma tradotti in modo efficace e contemporaneo \nsuo fallimento definitivo. \nNOTE DEL REGISTA ROSARIO LISMA – Un grande spazio chiaro\, con una forte presenza illuminotecnica contemporanea\, con pochi elementi scenici richiamanti la “stanza dei bambini”\, oggetti volutamente sproporzionati rispetto alla statura dei personaggi\, come se fossero ancora piccoli rispetto all’ambiente\, mai cresciuti: un tavolo colorato\, una sediolina dell’infanzia\, una grande bambola… \nE soprattutto: il grande armadio centrale sullo sfondo a cui Gaev\, come da testo\, canta le lodi come a un monumento. Testimone del tempo felice che fu. Imponente e simbolico come un dolmen sbiadito. Sempre chiuso per tutto il tempo dell’azione scenica. Lo aprirà solo sul finale Lopachin\, nuovo proprietario\, con le chiavi che gli avrà lanciato Varja\, scontrosa e ribelle. All’apertura l’armadio vomiterà il suo contenuto che travolgerà il nuovo proprietario. \nproduzione Viola Produzioni – TieffeTeatro Milano & Teatro Stabile di Genova presentano \nMilva Marigliano\, Dalilas Reas\, Eleonora Giovanardi\, Tano Mongelli\, Rosario Lisma\, Giovanni Franzoni \nIl giardino dei ciliegi\ndi Anton Cechov \ne con la partecipazione in voce di ROBERTO HERLIZTKA \nscene Dario Gessati \ncostumi Valeria Donata Bettella \nluci Luigi Biondi \nregia di ROSARIO LISMA \n21 marzo – 2 aprile 2023 \nSALA UMBERTO\nVia della Mercede\, 50\, 00187 Roma – pr**********@*********to.com \nprezzi da 30€ a 25€ disponibili su www.salaumberto.com – www.ticketone.it \nda mart a sab ore 21\, dom ore 17
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SUMMARY:La corsa dietro il vento
DESCRIPTION:La corsa dietro il vento\n  \nÈ il nuovo spettacolo di Gioele Dix ispirato ai racconti di Dino Buzzati. Uno spettacolo tra ironia e risate\, ombre e attese\, luci e misteri\n  \nDal 7 al 12 Marzo – Sala Umberto\n  \nSotto il palazzo in cui abita un grande scrittore\, piove dall’alto nel cuore della notte una pallottola di carta. Che cosa conterrà? Appunti senza importanza o versi indimenticabili da salvare? Da questo affascinante spunto\, tratto da un racconto di Dino Buzzati\, prende il via il nuovo spettacolo scritto e interpretato da Gioele Dix “La corsa dietro il vento”. \nAmbientato in una sorta di laboratorio letterario\, a metà fra una tipografia e un magazzino della memoria – la bella scena disegnata da Angelo Lodi – lo spettacolo attinge dal ricchissimo forziere di racconti del grande scrittore bellunese (Sessanta racconti\, Il Colombre\, In quel preciso momento) e compone un mosaico di personaggi e vicende umane nel quale spettatrici e spettatori possono ritrovare tracce di sé. \nDino Buzzati è stato scrittore\, giornalista\, pittore\, ma soprattutto un fine scrutatore d’anime. E la sua scrittura\, insieme realistica e fantastica\, corre sempre fulminea al punto\, pur non trascurando l’eterna sospensione che caratterizza le nostre esistenze. E grazie al suo talento narrativo\, assumono forma poetica paure\, sogni e fantasie a noi più che familiari. \n“La corsa dietro il vento” è un inedito viaggio teatrale grazie al quale Gioele Dix\, ispirandosi a personaggi e atmosfere buzzatiane\, parla (anche) di sé\, dei suoi gusti\, delle sue inquietudini\, delle sue comiche insofferenze\, con l’ironia e il gusto del paradosso cui ha abituato il suo pubblico. \nIn scena con lui Valentina Cardinali\, giovane attrice talentuosa ed eclettica. \nLe avvolgenti musiche originali sono di Savino Cesario\, gli arrangiamenti di Savino Cesario e Silvano Belfiore. \nI costumi\, realizzati componendo allusivi frammenti\, sono di Marina Malavasi e Gentucca Bini e il disegno luci di Carlo Signorini. \nIl legame fra Gioele Dix e Dino Buzzati è anche testimoniato dalla collaborazione con Audible\, multinazionale tra i maggiori player nella produzione e distribuzione di audio entertainment (audiolibri\, podcast e serie audio)\, che nell’estate del 2021 per celebrare uno degli autori più importanti della letteratura contemporanea italiana\, ha arricchito il suo catalogo con 25 audiolibri dello scrittore firmati Audible Studios. Quattro di questi – Il deserto dei Tartari\, Un amore\, Il Colombre e altri 50 racconti\, Sessanta racconti – sono magistralmente letti e interpretati dall’inconfondibile e profonda voce di Gioele Dix. \n  \n\n“Ho cominciato a leggere i racconti di Dino Buzzati all’età di dodici anni. Sono diventati parte del mio immaginario. La sua voce assomiglia spesso alla mia. Lo considero l’inventore di racconti perfetti\, che non solo ti avvincono – perché vuoi sapere come vanno a finire – ma ti lasciano sempre un segno dentro\, ineffabile però familiare.”       \nGIOELE DIX \n\n  \nGioele Dix – Attore\, autore e regista\, milanese\, Gioele Dix inizia la sua carriera nel teatro formandosi al fianco di grandi maestri come Franco Parenti e Sergio Fantoni. Intraprende poi la carriera di solista comico partecipando anche a popolari trasmissioni tv: dal 1997 è a Mai dire gol\, nel 2007 entra nel cast di Zelig. Notevoli a teatro alcune sue commistioni fra classico e comico: Edipo.com (2003-2005) sul mito di Edipo Re e La Bibbia ha (quasi) sempre ragione (2003-2008) sulle storie e i personaggi dell’Antico Testamento. Dal 2016 al 2021 ha portato nei teatri italiani il suo spettacolo Vorrei essere figlio di un uomo felice\, recital sull’Odissea. Ha interpretato per quattro stagioni consecutive Il malato immaginario di Moliere per la regia di A.R. Shammah e nel marzo 2018 ha debuttato nel ruolo del protagonista in Cita a Ciegas\, sempre per la regia di A.R. Shammah. Fra le sue regie: Oblivion show\, Sogno di una notte di mezza estate\, Matti da slegare con Giobbe Covatta e Enzo Iachetti\, Fuga da via Pigafetta con Paolo Hendel e i recenti A Testa in Giù con Emilio Solfrizzi e Paola Minaccioni e Manicomic con Rimbamband. Ha scritto numerosi libri\, non solo comici. In Quando tutto questo sarà finito\, pubblicato da Mondadori nel 2014\, ha narrato le vicissitudini della sua famiglia perseguitata dalle leggi razziali durante la seconda guerra mondiale. Nel maggio 2018 è uscito per Rai Eri Dix Libris\, la mia storia sentimentale della letteratura e nel novembre del 2018 la nuova edizione per Claudiana de La Bibbia ha (quasi) sempre ragione. \nValentina Cardinali – Valentina Cardinali è attrice e cantante. Dopo la Laurea in Lettere e Filosofia si diploma presso la scuola del Piccolo Teatro di Milano diretta da Luca Ronconi. Continua la sua formazione presso la Susan Batson Studio di New York. Nel 2012 ottiene una menzione speciale in occasione del premio Hystryo alla vocazione teatrale. Prende parte a molte produzioni teatrali\, tra le quali: Il Teatrante di Bernhard con Franco Branciaroli\, Coefore e Eumenidi di Eschilo diretto da Daniele Salvo. Questa sera si recita a soggetto di Pirandello per la regia di Federico Tiezzi\, è diretta da Giorgio Sangati nel Rinaldo di Haendel presso il Festival di musica classica della Valle D’Itria\, è diretta in varie produzioni teatrali da Sandro  Mabellini\, tra i cui\, Trainspotting di Welsh adattato da Mouawad e Casa di bambola di Ibsen. Nel 2016 fonda insieme ad altri colleghi la compagnia comica Contenuti Zero Varietà che nel 2019 partecipa alla trasmissione televisiva Quelli che il calcio su Rai Due e ad oggi continua ad esibirsi presso lo Zelig di Milano. Nel 2020 debutta col suo monologo Sincopatica scritto insieme a Greta Cappelletti. \n \n  \n  \n  \nGioele Dix \nLa corsa dietro il vento\nDino Buzzati o l’incanto del mondo \ndrammaturgia e regia Gioele Dix \ncon Valentina Cardinali \nscene Angelo Lodi \nmusiche Savino Cesario \narrangiamenti Savino Cesario\, Silvano Belfiore \ncostumi Marina Malavasi e Gentucca Bini \ndisegno luci Carlo Signorini \nassistente alla regia Beatrice Cazzaro \naudio Beppe Pelliciari – Mordente \nproduzione Centro Teatrale Bresciano \nin collaborazione con Giovit \ndistribuzione Retropalco srl \nmacchinista Gianluca Spaggiari \ndirezione tecnica Cesare Agoni\, Edwige Paulin \nscene realizzate nel laboratorio del Centro Teatrale Bresciano \nresponsabile della costruzione Michele Sabattoli \nmacchinisti costruttori Pierangelo Razio\, Gianluca Treccani \nufficio stampa Cristina Atzori \ncomunicazione Veronica Verzeletti\, Sabrina Oriani \nfoto di scena Laila Pozzo \nSala Umberto\nVia della Mercede\, 50\, 00187 Roma – pr**********@*********to.com \nda martedì a sabato ore 21\, domenica ore 17 \nprezzo biglietto da 30 € a 25 € disponibili su www.salaumberto.com – www.ticketone.it
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SUMMARY:Festen - Il gioco della verità
DESCRIPTION:Festen – Il gioco della verità\n  \nTerzo anno di tournée per Festen\, tratto dall’omonimo film danese\, è un lavoro a quattro mani con Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi\n  \nDal 28 febbraio al 5 marzo – Sala Umberto\n  \nArriva al suo terzo anno di tournée\, suscitando ampia attenzione di pubblico e critica\, Festen. Il gioco della verità\, primo adattamento italiano tratto dalla sceneggiatura dell’omonimo film danese diretto da Thomas Vinterberg\, scritto da Mogens Rukov e BO Hr. Hansen e prima opera aderente al manifesto Dogma 95. A firmare la regia è Marco Lorenzi\, regista fondatore della compagnia torinese Il Mulino di Amleto\, vincitrice Premio della Critica A.N.C.T. 2021\, che insieme a Lorenzo De Iacovo ha realizzato la versione italiana e l’adattamento. \nLo spettacolo – inserito dalla rivista Birdmen tra i 10 spettacoli imperdibili nel 2022 – è sostenuto dall’impegno produttivo di TPE – Teatro Piemonte Europa\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia\, Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti\, in collaborazione con Il Mulino di Amleto. \nCoerente con il percorso artistico de Il Mulino di Amleto e considerato ormai un classico del teatro europeo\, Festen vede in scena Danilo Nigrelli\, Irene Ivaldi\, Yuri D’Agostino\, Elio D’Alessandro\, Roberta Lanave\, Carolina Leporatti\, Barbara Mazzi\, Raffaele Musella\, Angelo Tronca. \n  \nLa pièce racconta di una grande famiglia dell’alta borghesia danese\, “i Klingenfeld”\, riunita per festeggiare il sessantesimo compleanno del patriarca Helge. Alla festa sono presenti anche i tre figli: Christian\, Michael e Helene. Il momento di svolta sarà il discorso di auguri del figlio maggiore Christian che\, una volta pronunciato\, cambierà per sempre gli equilibri della famiglia\, svelando ipocrisie e strappando via maschere. La festa si trasforma in un gioco al massacro volto a mettere in discussione\, in un crescendo di tensione\, il precario equilibrio familiare fondato su rapporti ipocriti\, segreti indicibili e relazioni di potere malsane. \nL’opera scava all’interno dei tabù più scomodi\, affrontando la relazione con la figura paterna\, la verità\, il rapporto con il potere e l’autorità imposta. Impossibile non pensare ad Amleto\, alla tragedia greca\, ma anche all’universo favolistico dei Fratelli Grimm. \nLa scelta registica di un uso drammaturgico radicale della cinepresa permette di sfruttare la possibilità di costruire costantemente un doppio piano di realtà che consegna allo sguardo degli spettatori la condizione di scegliere tra quello che viene costruito sul palcoscenico e la “manipolazione” che l’occhio della cinepresa rielabora in diretta e che viene proiettato. Un gigantesco piano-sequenza\, girato dagli stessi attori per tutto lo spettacolo e proiettato davanti allo sguardo della platea\, amplifica\, ironizza\, dissacra e approfondisce il senso delle domande di Festen. Qual è la verità? Cosa scegliamo di guardare? A cosa scegliamo di credere? \n  \nFesten è il primo film realizzato da Thomas Vinterberg secondo i dettami del Dogma 95\, manifesto che\, redatto a Copenhagen nel 1995 dai cineasti danesi Søren Kragh-Jacobsen\, Kristian Levring\, Lars Von Trier e lo stesso Vinterberg\, proclamava un «voto di castità» sulla tecnica cinematografica. Un dettame a cui\, sia loro che gli eventuali aderenti al movimento\, avrebbero dovuto seguire nel realizzare i loro film. Tutti gli orpelli erano vietati\, si proclamava un cinema senza filtri\, puro\, privo di illusioni e di canoni predefiniti\, in cui è «la vita interiore dei personaggi a giustificare la trama». \nLa semplicità nella realizzazione\, l’incredibile mano del grande Vinterberg e il profondo significato politico sociale di critica alla società danese\, fanno del film un cult fondamentale\, tanto da vincere nel 1998 il Gran Premio della Giuria a Cannes (all’epoca presieduta da Martin Scorsese)\, numerosi Robert (gli Oscar nordici) e anche alcuni Independent Spirit Awards. Thomas Vinterberg si è aggiudicato nel 2021 il premio Oscar per il miglior film straniero con la pellicola Un altro giro. \n  \n  \nNOTE DI REGIA \n«Festen è un abisso. Anzi\, mi torna in mente una battuta incredibile del Woyzeck di G. Büchner «Ogni uomo è un abisso\, a ciascuno gira la testa se ci guarda dentro». Ecco\, Festen mi fa questo effetto. Quando\, nel 2020\, ho iniziato a lavorare alla trasposizione teatrale del film cult di Thomas Vinterberg\, ero affascinato dalla potenza delle dinamiche familiari e dall’impertinenza linguistica e formale con cui Vinterberg\, Lars Von Trier e il Dogma 95 avevano rivoluzionato il cinema che li circondava. Ancora non sapevo l’abisso che mi aspettava… \nFesten ci chiama in causa\, ci sposta dall’indifferenza in cui pericolosamente rischiamo di scivolare ogni giorno di più\, soprattutto in un tempo costellato da paure e incertezze come il nostro\, un tempo di divertissement e entertainment mentre intorno a noi tutto si sgretola\, un tempo in cui è facile voltare lo sguardo dagli orrori per continuare a dire: “Dopo questo piccolo – come potremmo definirlo – intermezzo\, possiamo riprendere i nostri posti per proseguire la festa”\, come i personaggi dello spettacolo\, così come noi. \nFesten sembra raccontare una festa di famiglia per celebrare i 60 anni del patriarca\, ma in verità ha a che vedere con il nostro rapporto con la verità\, con il potere e con l’ordine costituito. Sono sempre più sicuro che il nostro Festen sia una comunità di esseri umani che recitano una commedia mentre uno di loro (Christian) combatte come un pazzo per mostrare che in realtà sono tutti in una tragedia. Per questo\, Festen è radicalmente politico. \nSento che in questa tensione tra due forze\, così opposte e profonde\, ci sia la forza del nostro spettacolo che ci porterà a mostrare quanto sia necessario strappare quel velo di Maya\, quel diaframma che impedisce di vedere realmente le cose come stanno. Mi sembra molto toccante\, attraverso Festen\, poter chiedere al pubblico: “Perché non abbiamo la forza di vedere le cose come stanno? Perché accettiamo tutta questa finzione? Quanto coraggio richiede la verità?”. Certo\, sono domande grandissime e non saremo noi a dare le risposte. Ma penso che l’onestà e il gioco profondo del nostro spettacolo stia nel condividerle con gli spettatori\, con tutte le paure\, le fragilità\, la tenerezza e l’ironia che le accompagnano. Ma Festen ci ha fornito anche un incredibile materiale di ricerca e di sperimentazione del linguaggio. Ci siamo spinti verso un radicale uso drammaturgico della cinepresa per sfruttare la possibilità di costruire costantemente un doppio piano di realtà che consegnasse allo sguardo degli spettatori la condizione di scegliere tra quello che viene costruito sul palcoscenico e la “manipolazione” che l’occhio della cinepresa rielabora in diretta e che viene proiettato. Con un gigantesco piano-sequenza che lungo tutto lo spettacolo verrà girato dagli stessi attori e proiettato davanti allo sguardo della platea\, cerchiamo di amplificare\, ironizzare\, dissacrare e approfondire il senso delle domande di Festen. Qual è la verità? Cosa scegliamo di guardare? A cosa scegliamo di credere? \nTutto questo fino a quando il sottile velo che divide la verità dalla sua immagine\, non cadrà\, non scomparirà una volta per tutte\, lasciando spazio al silenzio\, al vuoto\, alla meraviglia della presenza degli attori che hanno reso possibile questa “follia”; alla meraviglia dei loro corpi\, alle loro vibrazioni più sottili e alle loro emozioni\, alla realtà insostituibile della loro sincerità…». \n  \nProduzione TPE – Teatro Piemonte Europa\, Elsinor Centro di Produzione Teatrale\,\nTeatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia\, Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti \nin collaborazione con Il Mulino di Amleto \nFesten – Il gioco della verità\nprimo adattamento italiano tratto dalla sceneggiatura dell’omonimo film danese diretto da Thomas Vinterberg\, \nscritto da Mogens Rukov & BO Hr. Hansen \nversione italiana e adattamento di \nLorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi \ncon Danilo Nigrelli\, Irene Ivaldi e (in o. a.) \nYuri D’Agostino\, Elio D’Alessandro\, Roberta Lanave\, Carolina Leporatti\, \nBarbara Mazzi\, Raffaele Musella\, Angelo Tronca \nregia Marco Lorenzi \nAssistente alla regia Noemi Grasso \nDramaturg Anne Hirth \nVisual concept e video Eleonora Diana \nCostumi Alessio Rosati \nSound designer Giorgio Tedesco \nLuci Link-Boy (Eleonora Diana & Giorgio Tedesco) \nConsulente musicale e vocal coach Bruno De Franceschi \nDirettore tecnico Rossano Siragusano \nDirettore di scena Francesco Dina\nFonico Denis Petraglia \nDatore luci Alessandro Palumbi \nFoto di scena Giuseppe Distefano \nDal 28 febbraio al 5 marzo \nSala Umberto\nVia della Mercede\, 50\, 00187 Roma – pr**********@*********to.com \nda martedì a sabato ore 21\, domenica ore 17 \nprezzo biglietto da 30 € a 25 € disponibili su www.salaumberto.com – www.ticketone.it \n  \nCalendario Tour 2023\nTorino\, Teatro Astra\, dal 13 al 15 gennaio \nVignola (MO)\, Teatro Ermanno Fabbri\, 24 gennaio \nPisa\, Teatro Verdi\, 25 gennaio \nBologna\, Teatro Arena del Sole\, dal 26 al 29 gennaio \nRosignano\, Teatro Solvay\, 2 febbraio \nLucca\, Teatro del Giglio\, dal 3 al 5 febbraio \nMonfalcone (GO)\, Teatro Comunale\, 7 febbraio \nSan Marino\, Teatro Nuovo\, 11 febbraio \nBari\, Teatro Kismet Opera\, 25 e 26 febbraio \nRoma\, Teatro Sala Umberto\, dal 28 febbraio al 5 marzo \nSiena\, Teatro dei Rinnovati\, dal 10 al 12 marzo \nMilano\, Teatro Elfo Puccini\, dal 27 giugno al 1° luglio \n  \n 
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SUMMARY:Le più belle frasi di Osho
DESCRIPTION:Le più belle frasi di Osho\n  \nUno spettacolo dal vivo con Federico “Osho” Palmaroli accompagnato live dalla Furano Saxophone Quartet\n  \n20 febbraio – Sala Umberto\n  \n#lepiubellefrasidiosho è l’hashtag social in cui Federico Palmaroli ordisce urticanti e divertenti situazioni surreali. Decontestualizzando le immagini\, catturate dal flusso mediatico tramite tagli originali\, Palmaroli attribuisce irriverenti battute ai loro eminenti protagonisti. Sono irresistibili carrellate di personaggi della politica\, del costume\, dello sport e della spiritualità che si esprimono con un linguaggio “da strada” e che proprio per quel senso del contrario innescano meccanismi del tutto esilaranti. Il successo\, inizialmente misurato a colpi di “mi piace”\, deve la sua fortuna ad un sottotesto drammaturgico che restituisce sempre qualcosa di estremamente aderente alla realtà dei fatti\, alla loro attualità\, e sovente alla loro crudeltà. \nDal vivo\, in scena sul palco\, Federico Palmaroli fa sfilare una dopo l’altra le scoppiettanti vicende di questi ultimi anni\, immagini e parole s’accoppiano in una catartica satira 4.0\, a velocità 5G\, anzi alla velocità della luce. Per contraltare la velocità del suono è affidata ai Furano Saxophone Quartet\, giovane quartetto di musicisti particolarmente sensibile ai temi della contemporaneità. L’ensemble\, spingendo l’acceleratore su fatti e personaggi in scena\, interpreta alcuni brani che dialogano alla perfezione con i toni di questa parata semiseria\, tra questi in programma “Il carnevale degli animali” di Camille Saint-Saëns (arr. di Alberto Napolitano) e “Nino Rota’s Fantasy” (elaborazione di Alberto Napolitano). \nCaro pubblico\, prestate attenzione\, se coglierete tutte le illuminanti realtà aumentate sarete indotti a fragorose risate\, e vi libererete così da ogni male. \n  \n#LEPIÚBELLEFRASIDIOSHO \nFEDERICO “OSHO” PALMAROLI\nUno spettacolo dal vivo di e con OSHO \nAccompagnamento musicale live di FURANO SAXOPHONE QUARTET \nAntonio Bruno sax soprano \nMatteo Quitadamo sax alto \nAlberto Napolitano sax tenore \nMarco Destino sax baritono \n20 FEBBRAIO 2023 – h 20:45 \nSALA UMBERTO \nVia della Mercede\, 50\, 00187 Roma – pr**********@*********to.com \nlunedì h 20:45 \nprezzo biglietto da 24 € a 20 € disponibili su www.salaumberto.com – www.ticketone.it \n 
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SUMMARY:La scuola delle scimmie
DESCRIPTION:La scuola delle scimmie\nDal 26 al 31 marzo – Sala Umberto \n  \nTeatro Filodrammatici di Milano \ncon il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo – Progetto NEXT 2017/2018\npresenta \nAMADIO | FORNASARI \n La scuola delle scimmie \nScritto e diretto da Bruno Fornasari  \ncon Tommaso Amadio\, Emanuele Arrigazzi\, Luigi Aquilino\, Sara Bertelà\, Silvia Lorenzo\, Camilla Pistorello\, Giancarlo Previati  \nscene e costumi Erika Carretta \ndisegno luci Fabrizio Visconti \nvideo Francesco Frongia \nmovimenti coreografici Marta Belloni \nassistente scene e costumi Federica Pellati \ndirezione tecnica Silvia Laureti \nassistenti alla regia Gaia Carmagnani\, Ilaria Longo \ndal 26 al 31 marzo 2019 \n  \nSALA UMBERTO \nVia della Mercede\, 50 Roma \nDal martedì al sabato ore 21\, mercoledì e domenica ore 17\, \nPrezzi da 17 a 26 euro – www.salaumberto.com tel.06.6794753 pr**********@*********to.com
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