
Sissi l’Imperatrice: il monologo dark oltre il mito
3 Febbraio 2026Istantanee di donna: un viaggio teatrale nella vita delle donne
Claudia Campagnola narra nove monologhi femminili, scritti da Paolo Logli, tra musica dal vivo, poesia e denuncia sociale
C’è un’atmosfera diversa alla Sala Black dello Spazio Diamante. È il 3 febbraio e 9 donne entrano sfilando una ad una con i propri drammi, pensieri, gelosie, vittorie, incubi e paure. Claudia Campagnola è la padrona di casa e attraverso lo spettacolo Istantanee di Donna presta la voce a importanti nomi che non hanno più la possibilità di parlare. Se ciò può essere visto come l’ennesima mattonata sul femminismo, l’uguaglianza di genere e il rispetto verso il gentil sesso si è davvero fuori pista. I testi, scritti da Paolo Logli, sono un monito per dare a quelle donne una possibilità in più di poter dire la loro, di far emergere il proprio pensiero senza paura di giudizio. Il tutto condito dalla musica live di Antonio Carluccio, voce e chitarra, E Kikko Careddu, percussioni.
Claudia Campagnola: attrice poliedrica
Grazie ad una formazione di alto livello, unita all’esperienza lavorativa da far impallidire – citiamo un solo nome fra tutte le collaborazioni che ha avuto: Gigi Proietti – Claudia Campagnola è una donna con gli attributi, mascherati dietro un sorriso dolce e contagioso. Con un semplice tailleur nero, che invece di proiettarla nelle tenebre la fa risplendere di luce propria, e un paio di tacchi a spillo rigorosamente rossi – non c’è solamente questo sul palco a simboleggiare la donna – risulta una presenza scenica carismatica e versatile. È possibile definire Claudia Campagnola artista poliedrica e carismatica, capace di sostenere da sola una struttura complessa senza mai perdere tensione o verità scenica. Il testo di Paolo Logli viene riconosciuto per la sua forza, per l’approccio diretto e non consolatorio, mentre l’integrazione tra parola recitata, musica dal vivo ed emozione appare come uno dei punti di maggiore riuscita dello spettacolo, mai sbilanciato, mai decorativo. L’attrice, in poco più di un’ora e mezza, passa dalla dolcezza alla determinazione, dalla seduzione alla narrazione con grande disinvoltura, a seconda della postazione in cui si trova e a seconda della donna a cui deve prestare la voce.
Musica dal vivo e costruzione emotiva
Claudia Campagnola non canta, in questo caso, la voce che enfatizza ancora di più il lato emotivo è di Antonio Carluccio, calda seducente, roca quel tanto che basta per dare ancora più potenza e sensibilità. Il cantautore è in grande spolvero e con una setlist che spazia dal neomelodico al romano, dalle corde più intime di Mia Martini, Vasco, Pino Daniele alla nostalgia di Todo Cambia di Mercedes Sosa. Ma contagia e trascina tutto il pubblico con l’allegria di Lella, il brano di Antonello Venditti e Edoardo De Angelis. Un’energia dilagante che permette al pubblico di partecipare attivamente e difficilmente gli permette di rimanere composto al proprio posto. Una nota di merito è obbligatoria anche per Kikko Careddu, il percussionista che ha completato il quadro scandendo il ritmo e dando profondità nei punti giusti, al momento giusto.
Il testo di Paolo Logli articolato tra poesia e impegno per 9 protagoniste
Il testo di Paolo Logli si articola in nove monologhi che diventano altrettante traiettorie emotive, capaci di attraversare epoche, contesti e linguaggi diversi senza mai scivolare nel cliché o nella retorica dell’omaggio. La scrittura è asciutta, diretta, profondamente poetica e insieme politica: non racconta semplicemente le protagoniste, ma le lascia parlare, le espone, le mette a nudo. Così la Gioconda non è più soltanto un volto enigmatico, ma una donna costretta al silenzio dietro il mito; Ella Fitzgerald racconta il peso del talento quando è schiacciato dalla discriminazione razziale e di genere; Mia Martini dà voce a una fragilità ferita dal giudizio e dal pregiudizio; Madre Teresa emerge nella sua determinazione assoluta, nel servizio che diventa scelta di vita; Lady Diana appare nel suo ruolo più umano e meno iconico, prigioniera di un sistema che l’ha esposta, amata e consumata allo stesso tempo; Mahsa Amini, infine, irrompe come simbolo contemporaneo della violenza sulle donne, trasformando il palco in uno spazio di memoria, denuncia e responsabilità collettiva. In “Istantanee di Donna” la parola scenica si fa atto di resistenza, uno strumento che non consola ma interroga, restituendo dignità e complessità a voci troppo spesso semplificate o messe a tacere.
Il teatro diventa così uno spazio di ascolto e di coscienza, un luogo in cui non si alza la voce per urlare, ma per farsi finalmente sentire. In questo equilibrio delicato tra denuncia e poesia, lo spettacolo trova la sua misura più autentica, lasciando allo spettatore il compito di raccogliere ciò che vede e portarlo fuori dalla sala.
“Istantanee di Donna” si conferma così come uno spettacolo necessario, oggi più che mai. Non perché cerchi di insegnare qualcosa, ma perché sceglie di ascoltare e di restituire voce a storie che hanno ancora molto da dire. Un teatro che non cerca l’effetto, ma il senso, e che invita lo spettatore a interrogarsi, prima ancora che a prendere posizione.




