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5 Febbraio 2026Sissi l’Imperatrice: il monologo dark oltre il mito
Federica Luna Vincenti interpreta una Sissi inquieta e antimperialista, tra Diario Poetico, prigionieri di guerra e desiderio di libertà
Sissi: dal mito cinematografico alla costruzione dell’icona pop
Dell’imperatrice d’Austria Elisabetta di Baviera, detta Sissi, si è detto e mostrato tutto. La sua figura è stata attraversata, riscritta, edulcorata fino a diventare icona pop, cristallizzata in una favola sentimentale che in Italia coincide soprattutto con la trilogia cinematografica diretta da Ernst Marischka. Un immaginario dolce e rassicurante, incarnato dal volto di Romy Schneider, che quest’anno celebra i settant’anni dalla prima proiezione e che ancora oggi continua a definire, per molti, l’immagine pubblica dell’imperatrice.
Sissi l’Imperatrice a teatro: la rilettura dark di Goldenart Production
Eppure, dietro quel mito romantico, la realtà di Elisabetta d’Austria è un’altra storia. Una storia inquieta, cupa, attraversata da lutti, ossessioni, solitudine e da un pensiero politico sorprendentemente moderno. È da qui che prende le distanze Sissi l’imperatrice, lo spettacolo scritto e diretto da Roberto Cavosi e prodotto da Goldenart Production, andato in scena al Teatro India per la stagione 2025-2026, con una intensa Federica Luna Vincenti nei panni di una Sissi dark, fragile e profondamente antagonista.
Il monologo interiore: isolamento e frattura psicologica dell’Imperatrice
Lo spettacolo, strutturato con una forma di monologo interiore, con un intervallo minimo di dialogo con la servitù e il proprio medico, è una forma necessaria per far mettere ancora più in risalto l’isolamento della figura dell’imperatrice, conseguenza di una importante frattura interiore che caratterizza buona parte della sua esistenza. Del resto la morte dei suoi due figli, Sofia e Rodolfo, hanno indebolito ancora di più la psicologia fragile dell’imperatrice che si stacca completamente dalla corte fino alla sua morte. L’apertura dello spettacolo sottolinea immediatamente come l’ossessione per i capelli, il cibo e la condizione fisica di Sissi non condizionava solamente l’imperatrice ma anche chi le stava intorno.
Il Diario Poetico e l’influenza di Heinrich Heine: poesia come dissenso
Sissi non è mai stata un principessa standard, che segue con rigore il protocollo e le regole comportamentali severe di palazzo. Al contrario, la sua esistenza è da sempre stata dettata da un movimento interiore libero e indipendente, non soltanto per se stessa ma anche per chi le stava vicino. Il Diario Poetico che lei scriveva quotidianamente, al quale affidava tutti i suoi pensieri, mostra con grande evidenza il suo modo di pensare e i suoi tumulti interiori. Nei dialoghi e nel testo dello spettacolo scritti da Roberto Cavosi, viene rispettata l’influenza che il poeta tedesco Heinrich Heine ha sull’imperatrice d’Austria. Ed è evidente non solo nello stile, caratterizzato da un dark humor, ma anche nell’atteggiamento ideologico. Sissi utilizza questa forma negativa come strumento di dissenso, trasformando la poesia in un atto di ribellione contro l’ipocrisia del potere, l’autoritarismo e la falsa sacralità delle corti. Sulla critica alla Corte e all’aristocrazia, Sissi scrive:
“Voi, principi di questo mondo, che sedete sui vostri troni,
circondati da nani e buffoni di corte;
credete davvero che il popolo vi ami?
È solo paura quella che brilla nei loro occhi.”
Le scarpe come simbolo di libertà e devozione verso i prigionieri
C’è un momento molto forte e potente all’interno della pièce che sottolinea come il desiderio di Sissi di libertà e devozione verso i prigionieri di guerra ha caratterizzato il suo spirito anticonformista e il uso impegno a corte: le scarpe. Quest’oggetto, che in sociologia racchiude proprio il significato di libertà, è un gesto concreto che rompe le distanze dalla corte e riavvicina ciò che in fondo uguaglia: l’appartenenza alla stessa categoria, senza distinzioni di classe. Il cuore dello spettacolo è proprio qui, in questo gesto, in un singolo oggetto che racchiude un significato per Sissi molto molto importante. Il modo in cui viene sottolineato dalla regia di Roberto Cavosi è importante e segna un pregio in uno spettacolo dove il testo a volte diventa di difficile comprensione e digestione.
Federica Luna Vincenti: una Sissi contemporanea e tormentata
Federica Luna Vincenti si conferma una Sissi perfetta in questo stile dark contemporaneo. L’attrice si fa carico di tutti i dolori e i turbamenti di una donna così importante nella storia internazionale, per restituirci una figura per niente imitata ma studiata e ricercata, scavata nel suo IO interiore. Attraverso la voce, la gestualità, la stessa immobilità Federica restituisce al pubblico la tensione emotiva stessa dell’Imperatrice d’Austria, fatta di inquietudine e che si sposa molto bene con la versione moderna vista dall’autore.
Scena minimale e simboli: un incubo onirico in bianco e nero
Molto giusta anche la scelta di ridurre la scena all’osso. Il minimalismo adottato, tenendo conto solamente di pochi oggetti simbolici come la parrucca, ovvero i lunghi capelli croce e delizia della Sissi; le scarpe, già nominate come simbolo di libertà; un seggiolone quasi arbitrale, che simboleggia il trono, un’altezza sociale diversa che l’Imperatrice aveva rispetto ai suoi sudditi; sono strumenti che proiettano in una scena quasi onirica, come se vivessimo un sogno, molto più probabilmente un incubo, in cui ci vengono narrati i tumulti interiori della protagonista. Un unico colore, il nero, domina la scena per sottolineare ancora di più il negativo, ma i costumi di Paola Mareschin introducono delle note di bianco che, in questo caso specifico, non sono simbolo di purezza, si allontanano dal concetto di estetica ed evidenziano ancora di più il contrasto morale.
Musica anacronistica e solitudine: Green Day nello spazio imperiale
Anche le musiche – di Oragravity – sono un valore aggiunto per una resa anacronistica. Federica intona a cappella Boulevard Of Broken Dreams dei Green Day, una scelta decisamente fuori dal contesto, ma con un testo che ha una resa tale da cucirlo a pennello.
Cammino su una strada solitaria
L’unica che io abbia mai conosciuto
Non so dove porti
Ma è casa per me e cammino da solo
Recita così il brano del gruppo musicale punk rock statunitense formatosi a Rodeo nel 1987, tutt’ora in attività. È sorprendentemente perfetto il testo di un brano così lontano sia per momento storico che per movimento culturale. Decisamente un plauso a chi lo ha voluto dentro l’opera e alla protagonista che lo ha recitato/cantato con un sentimento di solitudine e abbandono molto forte. Una nota di merito va anche al trio femminile: Francesca Bruni Ercole, la limatrice, Miana Meridi, la pettinatrice, e Maria Giulia Scarcella (la dama di compagnia) non solo per le doti attoriali soprattutto per quelle canore.
Una Sissi politica: diplomazia, Ungheria e difesa dei prigionieri di guerra
Lo spettacolo Sissi l’imperatrice pone il suo focus più sulla figura di Sissi come diplomatica impegnata nella politica estera e in speciale modo nella difesa dei diritti dei soldati e dei prigionieri di guerra. Fin dal compromesso del 1867, nato da una forte simpatia di Sissi per l’Ungheria, imparandone la lingua e influenzando Francesco Giuseppe a favore di una maggiore autonomia, diventando una figura chiave nel compromesso che diede vita alla Duplice Monarchia. Le sue volontà sono inserite in dei testi che l’imperatrice stessa affida alla Svizzera:
- al Presidente della Confederazione Elvetica per evitare la censura di Vienna;
- Pubblicazione postuma: Pubblicazione stabilita 60 anni dopo il 1890;
- Finalità umanitaria: Diritti d’autore destinati ai condannati per motivi politici e alle loro famiglie.
Da Sissi a Lady Diana: il destino delle icone femminili sorvegliate dal potere
Sissi non è una vittima, ma una figura scomoda della monarchia, che vuole stare vicino agli ultimi e compie opere sociali. In questo senso, la figura di Elisabetta d’Austria sembra anticipare, per molti aspetti, quella di Lady Diana: donne trasformate in icone, adorate e al tempo stesso sorvegliate dal sistema che le aveva elevate, incapaci di sottrarsi a un ruolo che non avevano scelto. Due figure lontane nel tempo, ma sorprendentemente affini nel modo in cui il potere ha amministrato la loro fragilità, neutralizzandone la portata politica attraverso il mito.




