
L’Ispettore Cammarata: tra memoria, delitti e fedeltà
5 Ottobre 2026Da Caravaggio al Monte di Pietà: Francesco torna a parlare al presente
A Palazzo Sciarra Colonna due mostre attraversano otto secoli di arte, spiritualità ed economia per raccontare un’eredità ancora sorprendentemente attuale
San Francesco arriva a Roma con Caravaggio sotto il braccio e il Monte di Pietà nell’altra mano. È un’immagine volutamente provocatoria, ma racconta bene la particolarità del progetto con cui Fondazione Roma celebra gli ottocento anni dalla morte del santo: non soltanto immagini sacre, ma anche denaro, povertà, credito, inclusione e responsabilità sociale.
Dal 7 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, Palazzo Sciarra Colonna ospita infatti due esposizioni che affrontano da prospettive diverse una domanda comune: che cosa resta oggi dell’eredità di Francesco?
Sulle tracce di Francesco. Arte, restauro e contemporaneità, curata da Alessandro Zuccari, e Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà, curata da fra Lorenzo Turchi, costruiscono un percorso che attraversa otto secoli e porta la figura del santo dal linguaggio della pittura alla storia economica e sociale.
Da Caravaggio a Piazzetta, il volto di Francesco cambia nel tempo
Ventotto opere raccontano nella prima esposizione la trasformazione dell’immagine di Francesco nella storia dell’arte, dal tardo Duecento fino alla contemporaneità.
Il percorso riunisce alcuni dei grandi nomi che nei secoli hanno interpretato la figura del santo: Caravaggio con San Francesco in meditazione, Tiziano con San Francesco riceve le stimmate, quindi El Greco, Murillo e Giambattista Piazzetta.
Non si tratta però di una semplice galleria di capolavori. Il progetto cerca di seguire le diverse immagini che l’arte ha costruito attorno a Francesco: l’uomo della meditazione, il santo delle stimmate, il predicatore, ma anche la figura capace di rappresentare un rapporto diverso con la natura, la povertà e l’altro.
È proprio nel passaggio verso la contemporaneità che questa lettura diventa particolarmente interessante. Alle opere antiche vengono affiancati lavori di Omar Galliani, Stefano Di Stasio, Jaume Plensa e Fatinha Ramos, creando un dialogo tra epoche molto distanti.
L’obiettivo è mostrare come la figura francescana non appartenga esclusivamente al passato, ma continui a generare interpretazioni e interrogativi nel presente. Una “forza di contemporaneità” che il curatore Alessandro Zuccari individua nella capacità di Francesco di continuare a parlare di pace, fraternità, natura e dignità della persona.
Roma, Francesco e una storia che passa anche dai Colonna
Tra le chiavi di lettura della mostra c’è anche il rapporto tra Francesco e Roma. Il percorso recupera infatti la storia di un raro dossale musivo della fine del Duecento, originariamente legato alla cappella della Santa Croce in Santa Maria in Aracoeli e successivamente trasferito a Palazzo Colonna ai Santi Apostoli.
Nel mosaico Francesco compare come protettore del senatore Giovanni Colonna: un dettaglio che permette alla mostra di uscire dai confini della rappresentazione religiosa e di entrare nella storia politica, sociale e culturale della città. Anche il restauro diventa parte integrante del racconto. Alcune opere tornano infatti visibili grazie agli interventi sostenuti da Fondazione Roma, tra cui lavori di Ludovico Carracci, Gerolamo Muziano e Biagio Manieri.
La mostra si collega inoltre alla Collezione permanente del Museo del Corso, recentemente arricchita da opere di Domenichino, Orazio Gentileschi e Jusepe de Ribera.
Quando il messaggio francescano incontra il denaro
È nella seconda mostra che il racconto cambia completamente prospettiva.
Dalla predicazione francescana ai Monti di Pietà parte dalla predicazione dei Francescani dell’Osservanza per arrivare a una delle conseguenze più concrete di quella visione: la nascita di istituzioni pensate per offrire credito a chi non poteva accedere ai normali circuiti finanziari e contrastare il fenomeno dell’usura.
Qui Francesco non viene raccontato attraverso il volto dipinto da un maestro, ma attraverso manoscritti, documenti, testi, testimonianze archivistiche e materiali numismatici.
Tra i documenti più significativi figura la bolla con cui Paolo III Farnese istituì nel 1539 il Sacro Monte della Pietà di Roma, insieme al verbale della prima Congregazione del 1540 e agli Statuti sottoscritti nel 1565.
La prospettiva è interessante perché sposta il concetto di carità dal piano astratto a quello concreto. Il credito può diventare uno strumento per evitare l’usura, recuperare autonomia economica e restituire dignità a chi si trova in una condizione di fragilità.
È anche uno dei punti nei quali il progetto espositivo dialoga più direttamente con la storia della stessa Fondazione Roma e con la tradizione assistenziale dalla quale ha avuto origine.
Manoscritti, miniature e la memoria di otto secoli
Il percorso dedicato ai Monti di Pietà amplia ulteriormente lo sguardo grazie alla collaborazione con la Biblioteca Apostolica Vaticana e con importanti istituzioni francescane.
Tra i materiali esposti compaiono manoscritti medievali, incunaboli e testi dedicati alla predicazione francescana, oltre a opere come il Liber conformitatum di Bartolomeo da Pisa e il Consilium montis pietatis di Fortunato da Perugia.
Il Leggendario Ungherese Angioino, con le sue miniature dedicate alla vita di Francesco, permette inoltre di seguire la diffusione della sua figura oltre i confini italiani.
La mostra diventa così anche un viaggio nella circolazione delle idee: dalla predicazione alla cultura scritta, dai testi religiosi alla costruzione di nuove istituzioni sociali.
Non soltanto memoria: la sfida è parlare al presente
Il progetto di Fondazione Roma non si ferma alla celebrazione dell’anniversario.
Tra le iniziative collegate alla mostra c’è un progetto pilota di accessibilità partecipata, rivolto a persone con disabilità uditive, visive e cognitive, persone con Alzheimer, migranti e visitatori con differenti livelli di alfabetizzazione culturale.
E c’è anche il coinvolgimento degli studenti del Liceo Artistico Via di Ripetta, chiamati a realizzare un’opera site-specific ispirata alla figura di Francesco e destinata al Villaggio Fondazione Roma.
Sono elementi che spostano il significato dell’esposizione dal semplice recupero della memoria alla costruzione di un rapporto con il pubblico contemporaneo. Perché, in fondo, il punto non è soltanto capire come l’arte abbia rappresentato Francesco negli ultimi otto secoli. È capire perché, ancora oggi, parole come fraternità, solidarietà, dignità, cura e responsabilità continuino a essere associate al suo nome.
A Palazzo Sciarra Colonna il santo della povertà incontra Caravaggio, la storia di Roma incontra quella del credito e i manoscritti medievali dialogano con gli artisti contemporanei. È un percorso che parte dal passato, ma prova a evitare la trappola più semplice: raccontare Francesco come qualcuno che appartiene soltanto alla storia.
Dopo ottocento anni, la domanda resta aperta. E forse è proprio questa la sua eredità più difficile da archiviare.




