
Prima Facie: teatro e associazioni unite contro la violenza di genere
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Prima Facie: la demolizione di una donna
Il debutto di Prima Facie evidenzia come un sistema giudiziario nazionale sia ancora obsoleto e abbia una necessaria urgenza di cambiamento, e tanto altro di più
Non si fa così. Una donna deve essere libera di poter dire di no. Una donna deve essere libera di tornare sulla sua decisione e poterla cambiare, senza ulteriori conseguenze. Un uomo deve avere rispetto per chi ha davanti, in qualsiasi condizione essa/esso sia. Prima facie è uno spettacolo di quelli che fanno male. Non è decisamente destinato a tutti, visto che alla prima della Sala Umberto c’è stato anche chi si è alzato e se n’è andato a metà spettacolo. Prima facie è un racconto che va oltre il gesto della violenza subita da una donna, è un percorso interiore di una vittima di abusi. Nel corpo di questa vittima ci si può rispecchiare sicuramente una donna, ma anche un uomo, un bambino, un anziano, un disabile, una persona di qualsiasi genere ed età.
Una storia che va oltre il processo
Prima facie è uno spettacolo che andrebbe visto non tanto per vedere come va a finire il processo che vede coinvolta una vittima di abusi sessuali, ma per rendersi conto di come la vittima di abusi viene demolita dall’interno, come viene annientata la persona, la sua determinazione, come viene zittita la sua voce e sgretolato tutto ciò che quella persona aveva costruito finora. Il tutto a partire dalla denuncia in caserma, dalle domande che vengono poste, dalle occhiate e dall’atteggiamento che viene riservato alla vittima di turno.
Melissa Vettore: un’interpretazione straordinaria
L’applauso più grande che si genera spontaneamente a fine spettacolo è destinato tutto a Melissa Vettore. Un’attrice straordinaria che viene indubbiamente osannata per ciò che riesce a trasmettere sul palco in poco meno di due ore. La Tessa che viene portata in scena da Melissa Vettore è una donna importante, difficile per certi versi e molto semplice per altri. È semplice perché la descrive come un avvocato di successo, risoluta, forte e determinata, una professionista che sa il fatto suo nel campo legale. Ma dismessa la tonaca, arriva il difficile, una figlia che ha cura della madre, alla quale è legata, che ha ringraziato per i sacrifici ritagliandosi uno spazio nella società decisamente importante. C’è una sorella premurosa e presente. C’è una donna con il desiderio di amore, famiglia e di un uomo che la rispetti. Tessa non è decisamente un personaggio semplice da portare in scena, eppure Melissa Vettore la fa sua, le dona energia e carisma, la completa con una gestualità decisa e delle espressioni potenti.
Il ritmo narrativo e la trasformazione
Tutta la prima parte della narrazione, fino al fatto scatenante la violenza, è dettata da un ritmo incalzante e molto alto. Attraverso la voce e il corpo di Melissa, Tessa ci racconta la sua vita. La professione di avvocato, un professionista determinato che vince tutte le cause e non ne perde una; una donna in carriera determinata fin dai tempo dell’università quando il rettore dice alle matricole che solamente in pochi riusciranno davvero a portare a termine il proprio percorso; una persona decisamente normale che torna a casa con l’autobus e il treno, che prende il taxi all’occorrenza. Una donna che, in un momento di vulnerabilità, subisce una violenza fisica. Da lì il mondo si trasforma per Tessa e il cambiamento lo si vede anche nella trasformazione del volto dell’attrice: in un primo momento luminoso e gioioso, diventa poi demoralizzato con le pieghe degli occhi e della bocca all’ingiù. Se fosse possibile anche con qualche ruga di espressione negativa in più.
Il testo di Suzie Miller e la regia di Finzi Pasca
Il monologo scritto da Suzie Miller è già molto potente di suo. Ma l’esperienza di un’attrice come Melissa Vettore completa il quadro in maniera perfetta, generando una Tessa vera e molto vicina a ognuna di noi. È difficile staccare gli occhi dal palco e annoiarsi durante Prima facie. Il merito è anche della regia di Daniele Finzi Pasca che costruisce intorno a Tessa una realtà fatta di giochi di luce, prismi e fumo. I fasci luminosi che si generano creano un effetto suggestivo, danno ancora più risalto all’attrice durante la narrazione e danno ancora più enfasi emotiva. Melissa
Vettore è abile anche a continuare il suo monologo nonostante il palco attorno a se cambi in continuazione: la scrivania si sposta e diventa prima il tavolo da lavoro, poi il banco dei testimoni, addirittura il desk del commissariato. Il pannello luminoso e il retroproiettore sono importanti per definire le scene in cui Tessa vive la socialità, ma anche per descrivere come le donne, che hanno subito violenze, vengano poi abbandonate dal sistema. Potente anche la scena finale delle scarpe rosse che cadono dall’alto sul palco, a dimostrazione di tutte quelle donne che come Tessa sono state abbandonate dal sistema.
La solitudine della vittima
Dopo 782 giorni dalla denuncia in commissariato, vedere che le cose non si mettono bene, che il processo condanna Tessa, che le toglie i diritti di cui una donna dovrebbe godere senza vergogna, resta solamente tanta amarezza. Rimane una sensazione di desolazione e solitudine che non se ne va. Ciò che resta è una donna tradita e da ricostruire da capo, che deve fare leva su pochissime certezze e che ne deve costruire delle nuove. Magari il più velocemente possibile perché nel frattempo il tempo scorre e la vita scivola via senza nemmeno pensarci.
“Io non ho nessun controllo, la mia vita è nelle mani della giustizia, della polizia e del sistema giudiziario. Io non conto niente”
Una denuncia universale
Prima facie non è solamente il racconto di Tessa. Ma, attraverso i suoi racconti e la sua vicenda, diventa una denuncia molto importante di ciò che ancora manca nel sistema giudiziario. Non solo italiano, ma anche internazionale. Lo spettacolo è tradotto in ben 38 lingue e al momento, dopo aver conquistato Londra e Broadway, sta facendo il giro del mondo. La denuncia di arretratezza, di una mentalità che va scardinata, di un sistema poliziesco e giudiziario troppo antiquato è una situazione attuale allarmante in ogni Paese. Prima facie è la denuncia di tutto questo. Prima facie è la potenza di una penna, quella di Suzie Miller, che grazie allo strumento del teatro ci pone di fronte a una delle realtà più difficili che la società sta vivendo: un sistema che necessita urgentemente di nuove riforme per la tutela di tutti i cittadini.





