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L’adattamento teatrale di Giancarlo Nicoletti è un incrocio tra identità, repressione e desiderio. Un racconto drammatico impreziosito dalla musica dal vivo e dalla voce di Malika Ayane
C’è uno spettacolo che colpisce prima ancora di essere raccontato. È il Brokeback Mountain The Play diretto da Giancarlo Nicoletti, in scena al teatro Quirino dal 13 al 18 gennaio. Quella che rappresenta l’ultima tappa di un tour che tocca tutta l’Italia, è un tripudio di applausi, emozioni e sold out.
Un dramma music che enfatizza solitudine e amore represso
È possibile definire Giancarlo Nicoletti un vero visionario del teatro contemporaneo, una mente brillante che cerca negli spettacoli da proporre sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di bello, qualcosa che lasci al lettore un pensiero da sviluppare e tante domande. Brokeback Mountain The Play è l’ultimo lavoro che ispira proprio domande, condivisione e riflessione. Con questo lavoro, Nicoletti tenta di portare Brokeback Mountain fuori dal mito cinematografico, spingendolo verso un linguaggio contemporaneo e astratto. Proprio per questo lo spettacolo si basa direttamente sul racconto originale di Annie Proulx del 1997. Dalla pellicola vincitrice di tre premi Oscar che consacra Ang Lee, Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, Nicoletti mantiene la drammaticità della storia di due uomini che improvvisamente scoprono un amore diverso dal quello standardizzato negli anni 60 e non tollerato. Nello stesso tempo, nonostante la vita prosegua marciando verso un cammino socialmente più accettato, fatto di matrimoni e figli, i due protagonisti fanno emergere la solitudine di una vita non condivisa. L’amore improvviso dei due protagonisti, che vivono comunque una realtà/necessità di avere una vita conforme alla società del Wyoming di quei tempi, fa emergere anche il desiderio di Ennis e Jack di volere una vita insieme. Edoardo Purgatori e Filippo Contri utilizzano tutta la loro fisicità e interpretazione per trasmettere amore e solitudine, desiderio e repressione. È un peccato però vedere che due protagonisti di tale portata, dotati sia fisicamente che artisticamente, quindi perfetti per portare in scena questo tipo di storia, vengano messi quasi in secondo piano. La protagonista indiscussa diventa infatti la musica, insieme alla voce di Malika Ayane. La cantante diventa qui un elemento narrativo, emotivo e simbolico, non resta relegata nel ruolo di performer, ma assume un ruolo centrale in tutta la rappresentazione.

La musica è la protagonista di Brokeback Mountain The Play
L’elemento che ha unito le scene narrate, è stata senza ombra di dubbio la musica. Protagonista forse poco più degli attori stessi, è colei che ha regalato molta empatia, sottolineando le sfumature, aumentando la potenza dei sentimenti che venivano mano mano crescendo. La voce di Malika Ayane è decisamente perfetta per accompagnare le sonorità che vengono eseguite live da una band di tre elementi, che riproduce brani originali country-folk che aderiscono alla perfezione sia all’ambientazione che alla storia. La colonna sonora del film composta completamente a orecchio da Gustavo Santaolalla – che portò a vittoria del premio Oscar 2006 con il brano “a love that never grow old” – era dettata da un approccio sentimentale che mirava alla narrazione emotiva, raccontando la storia attraverso il suono. Questo elemento viene riutilizzato fedelmente da Nicoletti che, più che lavorare sulla narrazione, lavora sulla musica narrante. Probabilmente le principali critiche allo spettacolo nascono proprio da questa scelta: una musica così centrale da spostare l’equilibrio rispetto alla narrazione teatrale tradizionale. In questo equilibrio delicato, che spezza gli schemi di una rappresentazione teatrale tradizionale, è proprio la voce aulica di Malika Ayane che riempie i silenzi e tiene insieme ciò che la frammentazione narrativa tende a separare.
Visione scenica e scelta registica
Accanto a un visionario come Nicoletti non poteva che lavorare un altro genio del mondo del teatro contemporaneo: Alessandro Chiti. Con una scenografia ridotta al minimo indispensabile, con pochi elementi, essenziali e giusti, ripropone l’altra protagonista del drama-play: la montagna. Chiti la racconta grazie all’ausilio di immagini che scorrono e alla tecnica della macchina da presa, un aspetto più cinematografico, ma che se usata nel modo giusto è davvero un elemento da non sottovalutare. La tecnica delle proiezioni dal vivo, soprattutto dei momenti narrati sul palco, è un elemento che sta diventando distintivo nelle produzioni di Nicoletti. Utilizzato nella maniera corretta, unito a proiezioni di registrazioni precedenti, ha dato una mano a coprire un margine temporale di ben 20 anni. Le luci e i costumi, rispettivamente di Giuseppe Filipponio e Giulia Pagliarulo, seguono fedelmente la linea minimal-essenziale di scenografie e narrazione, sostenendo l’impatto visivo senza mai sovrastarlo.
Inserito nel progetto Altra Scena, Brokeback Mountain The Play si conferma così uno spettacolo necessario, capace di dividere, interrogare e generare dibattito. Un allestimento che colpisce per la sua forza visiva e sonora e che, pur mostrando alcune fragilità nella continuità del racconto, ribadisce la volontà di portare sul palco una storia ancora oggi urgente, politica e profondamente umana. Brokeback Mountain The Play è uno spettacolo che si guarda, si ascolta e si attraversa più che seguirlo linearmente. Un allestimento potente e visivamente memorabile, che affida alla scena – più che al racconto – il compito di farci sentire, ancora una volta, tutto il peso di un amore negato.




