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2 Ottobre 2026ADDUE, quando le figuracce diventano teatro
Al Teatro Vittoria l’improvvisazione degli Appiccicaticci trasforma le figuracce del pubblico in uno spettacolo fuori controllo
Ci sono serate in cui andare a teatro significa sedersi, spegnere il telefono e lasciarsi raccontare una storia. E poi ci sono serate in cui quella storia potrebbe essere la tua. È esattamente quello che succede con ADDUE, la rassegna di improvvisazione teatrale degli Appiccicaticci, dove nulla è davvero scritto, nemmeno le situazioni che finiscono sul palco.
Ogni appuntamento cambia ospite, tema e materiale di partenza: a fornire la materia prima sono direttamente gli spettatori, chiamati a raccontare relazioni, disavventure, episodi quotidiani e, soprattutto, quelle situazioni che avremmo volentieri dimenticato.
L’edizione romana 2026 è arrivata al Teatro Vittoria dal 2 al 4 ottobre con quattro appuntamenti: l’apertura del 2 ottobre con Greg e Esercizi di cadute di stile, il 3 ottobre con Andrea Dianetti e Ludovica Di Donato in Fuori controllo, e una domenica con il doppio appuntamento affidato a Paolo Camilli e Flora Canto. Sul palco, insieme agli ospiti, Tiziano Storti e le musiche di Alessio Granato e Alessandro Rea.
Fuori controllo: quando la figuraccia diventa spettacolo
La serata di Fuori controllo parte da un tema tanto semplice quanto pericoloso: le figuracce. Quelle che capitano quando perdi il controllo della situazione, quando il cervello decide di prendersi una pausa proprio nel momento meno opportuno e quando, a posteriori, non resta che raccontarla ridendo.
Elisa racconta di essere riuscita nell’impresa di non salutare la commissione durante la discussione della laurea magistrale a Narni, nonostante alla fine sia arrivata persino la lode.
Marco, invece, ricorda un episodio del secondo superiore: un amico rimasto senza soldi e la sua buona intenzione di raccontarlo agli altri per aiutarlo, peccato che l’amico fosse proprio lì e non sapesse nulla.
Poi arriva Chiara, testimone di nozze ad Assisi, capace di perdersi nel parcheggio multipiano e di entrare in chiesa addirittura dopo la sposa. La ciliegina? Prendersela con lei per non averla aspettata.
Ma il più difficile è il racconto che porta l’improvvisazione sul terreno più scivoloso, fatto di gaffe, incomprensioni e situazioni linguisticamente poco politically correct. È anche qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del format: prendere una storia reale, anche scomoda, e trasformarla attraverso il gioco teatrale, senza limitarsi a ripeterla.
Tra Pooh, accenti e risate
Il risultato è un continuo salto tra personaggi, accenti, canzoni storpiate – come il memorabile “Dio delle città” dei Pooh – e situazioni che si moltiplicano sotto gli occhi del pubblico. Gli interpreti prendono gli errori, le esitazioni e le contraddizioni dei racconti e li trasformano in materiale scenico. A volte ridono loro stessi, quasi soffocando la battuta, e proprio quel momento di cedimento diventa parte del divertimento.
Ludovica Di Donato: la difficoltà è restare dentro la storia
Per Ludovica Di Donato, la vera difficoltà dell’improvvisazione non è tanto trovare una battuta, quanto riuscire a rimanere dentro la storia:
“La cosa più difficile è non ridere e cercare di rimanere il più coerenti possibile con quello che si sta dicendo, senza andare a divagare e a sbrodolare più del dovuto.”
E anche quando arriva la parolaccia, spiega, deve avere una ragione:
“Si rimane sempre eleganti per quanto la parolaccia fa sempre ridere. Se anche la parolaccia è giustificata, perché no, tutto sommato ce la portiamo a casa, ma deve essere giustificata.”
Una regola che sembra semplice, ma che sul palco dell’improvvisazione diventa tutt’altro che scontata.
Andrea Dianetti: essere vittime delle proprie battute
Per Andrea Dianetti, invece, il bello è proprio essere “in balia del pubblico e di tutto quello che ti esce dal cervello”.
L’improvvisatore diventa così anche vittima delle proprie idee:
“Tu sei lì e sei anche vittima di te stesso, non solo del pubblico, in maniera piacevole.”
Tra i racconti della serata, il matrimonio con la damigella in ritardo è quello che lo ha divertito maggiormente, mentre il tema delle gaffe si è rivelato il più delicato, costringendo gli interpreti a camminare, come dice lui, “sul filo del rasoio”.
Tiziano Storti: ogni storia è diversa
E poi c’è Tiziano Storti, anima degli Appiccicaticci, che dopo anni di improvvisazione non sembra avere ancora perso la capacità di stupirsi:
“Per me non è così complicato stupirmi sul palco dopo anni di improvvisazione teatrale e comicità. Perché tanto le persone cambiano, le storie cambiano, quindi anche se alcune storie si assomigliano è come le raccontano che fa la differenza.”
È proprio lì che si trova il cuore di ADDUE:
“Si incartano tra di loro e noi prendiamo tutti gli errori che fanno, noi ci ricamiamo sopra 20 minuti di spettacolo!”
E il miracolo è che tutto questo avviene senza prove. Gli ospiti arrivano, si ascoltano, si individuano i punti su cui giocare e poi si parte:
“La cosa divertente è che si parte sempre con grande timore e poi passo un’ora e mezza a dispiacersi che sia quasi finito.”
L’improvvisazione? Va vista
Forse è proprio questo il segreto di ADDUE: ricordarci che la figuraccia, quella che vorremmo cancellare dalla memoria, può diventare una storia. E che, qualche volta, basta raccontarla nel modo giusto per scoprire che fa molto più ridere di quanto facesse vergognare.
Lo dice lo stesso Storti, invitando a lasciarsi sorprendere dall’improvvisazione:
“Secondo me bisogna provare l’esperienza diretta, si hanno delle idee un po’ bislacche sull’improvvisazione. Ci si diverte tanto, va vista! Una volta che la vedi, ti leghi tanto e ti affezioni!”




