
Brockeback Mountain The Play: quando la montagna diventa scena
17 Gennaio 2026“Le volpi”: il potere quotidiano in scena con Giorgio Colangeli
Una commedia amara sul compromesso morale, tra provincia italiana e potere domestico
Il potere non entra in scena urlando, ma sedendosi a tavola, tra una cortesia e l’altra. Così viene esposto l’argomento centrale in “Le Volpi”, lo spettacolo con Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato, in scena alla Sala Umberto dal 14 al 18 gennaio 2026.
Il potere come protagonista
Le Volpi è uno spettacolo dove il potere e la corruzione sono quegli aspetti della vita sociale che non passano mai di moda. Affrontati in una chiave moderna e semplificata, anche se di semplice c’è molto poco, diventa uno spettacolo contemporaneo ed evergreen. Perché? Come mostrano i dialoghi e gli scambi molto vivaci e dal ritmo incalzante dei tre protagonisti, in Le Volpi il potere non è mai un potere che passa da grandi palazzi o che vive di decisioni astratte, piuttosto è un elemento che agisce a chilometro zero, che si insinua tra persone che si conoscono, che vivono il quotidiano, che magari sono anche cresciute insieme, durante una cena, un pranzo o una pausa caffè.
Nonostante la triade attoriale mostri grande competenza e esperienza di settore, non per niente stiamo parlando di nomi di spessore che fanno del teatro italiano un vanto, in questo spettacolo il protagonista principale è il potere. Insinuato nei rapporti quotidiani, come per esempio un caffè a casa di un’amica in un afoso pomeriggio di agosto, non viene vissuto come un abuso, ma come un buon senso. Il potere di “le volpi” è un elemento che non ha bisogno di esternazioni violente, ma di favori tramutati in frasi elementari come “si è sempre fatto così”. Non solo ma è ancora più subdolo perché si insinua nel quotidiano e in spazi che dovrebbero essere protetti e trasparenti come le mura di casa, che in questo caso diventano una sede politica informale.
Tre attori per tre punti di vista in un balletto di corruzione e potere
Lo spettacolo si basa su tre punti di vista molto difficili da conciliare. Abbiamo una madre, Manuela Mandracchia, che vuole a tutti i costi mantenere la figlia pulita da questo sistema malato e corrotto. Che cerca in tutti i modi di camminare sul filo sottilissimo della correttezza, cedendo a qualche piccolo favore in cambio di una vita serena e di un sistema che funzioni (quello dell’ospedale che lei dirige). C’è una figlia, Federica Ombrato, che vuole rimanere in un piccolo paesino, ma che ha esperienza da cittadina estera, utilizza inizialmente tutta la sua etica professionale corretta ma che poi schiaccia tutte le sue idee morali, per fare in modo di accedere a un bando di concorso inesistente. Alla fine sarà proprio lei a invertire la marcia e a sposare quelli che sono i metodi di un sindaco corrotto e convincente fino allo stremo. C’è un sindaco, Giorgio Colangeli, che veste la maschera inquietante di colui che a tutti i costi deve ottenere un favore per qualcun altro. In “le Volpi” veste i panni di un personaggio scomodo, brutto, un politico sornione, mellifluo e “buono” solamente in apparenza. quello di Colangeli è un personaggio chiave perché sarà proprio colui che sposterà gli equilibri della conversazione e del potere, senza alzare mai la voce, ma dimostrando una finta frustrazione. È consapevole di ciò che sta facendo e utilizza tutta la retorica in suo possesso per arrivare al suo scopo finale.
Luca Ricci: una regia attenta e certosina
La regia di Luca Ricci è elegante e precisa. Utilizza un registro asciutto e senza decorazioni appariscenti. Relega tutta la conversazione in un salotto da tè spoglio, che non ha grandi elementi di distrazione. L’attenzione del pubblico è incentrata solamente sugli attori e sui loro obiettivi. La successione dei monologhi della Mandracchia sono utili per capire chi davvero soffre di questa situazione e come si arriva a questo risultato finale, ma sarebbe stato molto più interessante vedere l’evolvere del punto di vista di tutti e tre i personaggi chiamati in causa. Sarebbe stato un modo per mettere a nudo le tre figure generazionali diverse, amplificando il confronto e regalando al potere una potenza ancora più grande.
Le volpi non è uno spettacolo che punta il dito verso qualcosa o qualcuno, ma che smaschera i giochi potere. In questo caso anche il pubblico non è uno spettatore innocente, ma diventa un complice. È per questo che Le volpi inquieta: non racconta un potere lontano, ma uno fin troppo vicino, fatto di gesti riconoscibili, frasi già sentite, compromessi che abbiamo imparato a chiamare necessità. Uscendo da teatro non resta una risposta, né una consolazione, ma una domanda scomoda: fino a che punto partecipiamo, ogni giorno, a ciò che diciamo di voler condannare?




