
La Rai e il peso dei grandi eventi: quando l’errore smette di essere un’eccezione
13 Giugno 2026Indice dei contenuti
ToggleSala Umberto presenta la stagione 2026/2027: amore, potere e grandi protagonisti del teatro italiano
Dal debutto di “Cime tempestose” alle commedie d’autore, passando per Brecht, Bukowski e Montanari: la nuova stagione della Sala Umberto racconta l’amore e il potere in tutte le loro forme
La nuova stagione della Sala Umberto si presenta come un percorso teatrale denso, viscerale, attraversato da una domanda costante: che cosa muove davvero l’essere umano quando ama, desidera, esercita potere o lo subisce? La stagione 2026/2027 si apre e si sviluppa attorno a un filo conduttore chiaro: l’energia primordiale dell’amore e le sue declinazioni più estreme, spesso disturbanti, sempre umane.
«Dopo la presentazione del Brancaccio, passiamo al genere prosa – apre la conferenza il direttore artistico Alessandro Longobardi e spende due parole di apertura per fare delle considerazioni e parlare delle sue idee – Questo è un teatro consolidato nella sua storia, è quasi un passato remoto. È un teatro che resiste, che si rinnova. Ho una mission per i prossimi 3 anni: trovare degli eredi, dei direttori artistici nuovi, dei giovani che si introducono nell’attività teatrale. Quindi stiamo facendo di tutto per costruire una nuova generazione. La stagione passata è andata molto bene, c’è stata una prima parte molto positiva che sapevamo più complessa, perché quando si esce dal genere intrattenimento e prosa leggera è più complesso che il pubblico ti segua. Nonostante questo abbiamo avuto dei buoni risultati soprattutto un pubblico soddisfatto di quello che ha visto e questo è quello che conta. Sicuramente in futuro bisognerà tornare a fare spettacoli da tre o quattro settimane, cinque o sei, come in un normale Paese che fa teatro. Anche perché l’invisibilità di molte compagnie, è difficile compensarla con il costo della promozione e della comunicazione. Invece esistono spettacoli che meritano di stare in scena, che vuol dire perdere all’inizio e recuperare dopo. Ma per questo bisognerà fare un discorso con la norma che regola il sostegno dei teatri e della cultura.»
L’amore come ossessione: da Emily Brontë a Bukowski
Il debutto è fissato per il 20 ottobre con “Cime tempestose”, adattamento teatrale del romanzo di Emily Brontë firmato da Gianni Clementi. La messa in scena, interpretata da Giulio Corso e Federica De Benedittis, restituisce tutta la forza selvaggia di una relazione che non conosce mediazioni: un amore assoluto, quasi tossico, che diventa campo di battaglia emotivo e sociale.
Heathcliff e Catherine si muovono in un universo aspro e primordiale, dove il sentimento si trasforma in forza distruttiva, incapace di conciliarsi con le regole del mondo esterno.
La stessa tensione, seppur declinata in chiave diversa, ritorna in “IO, CHARLES – Omaggio a Bukowski”, in scena dal 2 marzo con Marco Bocci nei panni di Henry Chinaski e Pia Lanciotti in una molteplicità di figure femminili. Qui l’amore si mescola a ossessione, alcol e disincanto, restituendo un affresco umano ruvido e grottesco, in cui la sopravvivenza passa attraverso il caos.
Potere, identità e trasformazione: Shakespeare e Brecht
Il tema del potere attraversa in modo più politico e teatrale “Storia di un cinghiale – Qualcosa su Riccardo III”, in scena il 6 ottobre con Francesco Montanari, scritto e diretto da Gabriele Calderón. Il testo costruisce un parallelo tra la figura shakespeariana di Riccardo III e l’ambizione dell’attore contemporaneo, in un gioco di specchi tra desiderio di affermazione e brutalità del sistema teatrale.
Non meno centrale è “Breaking Brecht sing’n’song cabaret – Lo strano caso di Bertolt Brecht”, con Veronica Pivetti, Manuela Mandracchia e Lucia Vasini, in scena dal 26 novembre. Un cabaret epico e satirico che rilegge Brecht attraverso la musica di Kurt Weill e sonorità contemporanee, trasformando il teatro in un dispositivo ibrido tra denuncia sociale e intrattenimento popolare.
Il teatro come conflitto morale: violenza, desiderio, sopravvivenza
In questa stagione, la dimensione emotiva si intreccia costantemente con quella morale. In “Captivo”, scritto, diretto e interpretato da Gianfranco Gallo con quattro musicisti, il palcoscenico diventa un territorio di confine tra bene e male. Un viaggio teatrale e musicale che attraversa Viviani, Shakespeare ed Eduardo, in una “pancronic opera” dove la violenza appare come linguaggio universale e inevitabile.
A gennaio, il 13, lo spettacolo debutta portando in scena una riflessione radicale sulla natura umana e sulla sottile linea che separa vittima e carnefice.
Commedie e sguardi sulla contemporaneità
Accanto ai grandi temi tragici e filosofici, la stagione della Sala Umberto accoglie anche il genere brillante d’autore.
Torna a Natale Carlo Buccirosso con “L’Esorcismo di Don Tonino”, mentre il 27 febbraio va in scena “Ciò che vide il maggiordomo” con Giampiero Ingrassia, Paolo Triestino e Claudia Campagnola, per la regia di Giovanni Anfuso: una commedia ambientata in una clinica che diventa specchio grottesco della società contemporanea.
Il 16 febbraio la compagnia I Centouno porta “Figli maschi”, regia di Leonardo Buttaroni, mentre il 1 aprile Paolo Kessisoglu è protagonista di “Sfidati di me”, diretto da Gioele Dix, dedicato al rapporto tra genitori e figli e alle difficoltà comunicative generazionali.
Il 3 dicembre torna invece la tradizione della commedia dell’arte con “Arlecchino muto per lo spavento” di Stivalaccio Teatro, regia di Marco Zoppello, mentre il 1 dicembre Michele Sinisi rilegge Molière con “Tartufo”, riportando in scena il tema dell’illusione e della manipolazione morale.
Musica, contaminazioni e ospitalità d’autore
La stagione si apre anche alla musica e alle contaminazioni artistiche. Tra gli appuntamenti più attesi figura l’ospitalità di Francesco De Gregori con “Nevergreen (Perfette Sconosciute)”, che conferma la vocazione della Sala Umberto a intrecciare linguaggi e pubblici diversi.
Spazio anche alla musica contemporanea con il debutto del pianista Raffaele Magliuolo il 23 marzo in “The Origins Live Tour”, a conferma dell’attenzione del teatro verso nuove generazioni di interpreti.
Una stagione che guarda al futuro
Un ringraziamento viene rivolto anche a Livia Clementi per il lavoro sulla comunicazione e sulle attività dedicate alle scuole, oltre all’Accademia STAP Brancaccio e BMA dirette da Lorenzo Gioielli, che da anni contribuiscono alla crescita professionale del settore teatrale. Longobardi non dimentica ringraziamenti doverosi: «Ringrazio tutto il personale e i collaborati, ma soprattutto il pubblico della Sala Umberto che viene perché accedere a questo teatro non è facile. Essere al centro da una parte è facile, dall’altra per niente visto che ogni giorno c’è un evento che impedisce l’accesso facilitato. Senza considerare i lavori che stanno ristrutturando tutta la città.»
La programmazione 2026/2027 della Sala Umberto si chiude con un messaggio chiaro: continuare a investire sulla qualità artistica, sulla pluralità dei linguaggi e sull’apertura verso nuovi spettatori, con particolare attenzione ai giovani e alla formazione. Una stagione che non cerca facili equilibri, ma accetta il conflitto come motore narrativo e umano. Un teatro che continua a interrogare il presente, attraverso i suoi fantasmi, le sue passioni e le sue contraddizioni.
Sfoglia gli spettacoli
Post Correlati




