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18 Settembre 2026Teatro Eliseo, si riaccendono le luci dopo sei anni
Longobardi riapre Eliseo e Piccolo: sei mesi di gestione, un’opzione per altre sei stagioni e un futuro ancora legato alla proprietà
Sei anni di silenzio, poi le luci tornano ad accendersi. Il Teatro Eliseo e il Piccolo Eliseo di Roma riaprono al pubblico con una nuova stagione firmata Viola Produzioni e con Alessandro Longobardi alla direzione artistica. Il Piccolo Eliseo inaugurerà il nuovo corso il 2 ottobre, mentre la Sala Grande tornerà operativa il 28 ottobre.
La notizia, annunciata ieri in Campidoglio alla presenza del sindaco Roberto Gualtieri, dell’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio e delle istituzioni cittadine, ha il sapore di una festa. Ma anche quello di una scommessa.
Perché l’Eliseo torna a vivere, ma il suo futuro societario non è ancora completamente definito.
L’Eliseo torna alla città
«Restituire un teatro alla città è una festa. È un ritorno alla vita comunitaria, la ripresa di un dialogo diretto». Sono le parole con cui Alessandro Longobardi accompagna la riapertura dello storico teatro romano.
Nel suo intervento, il direttore artistico ha insistito su un’idea precisa: il teatro non è soltanto uno spazio destinato allo spettacolo, ma un luogo di incontro e di comunità, soprattutto in un’epoca dominata dalla dimensione digitale e dalla fruizione solitaria davanti a uno schermo.
L’Eliseo, in questo senso, torna a essere un luogo fisico nel quale incontrarsi, condividere storie e costruire relazioni.
E lo fa dopo sei anni di inattività teatrale.
«L’Eliseo ha avuto un ruolo unico nell’ecosistema teatrale privato italiano», ha sottolineato Longobardi, definendo la riapertura «un gesto d’amore, di passione e di responsabilità».
Una responsabilità che non è soltanto simbolica.
Sessanta giorni per riaprire il sipario
L’accordo raggiunto alla fine di maggio ha dato il via a una corsa contro il tempo.
In circa sessanta giorni sono stati avviati i lavori necessari per l’agibilità, è stato assunto nuovo personale, sono state programmate le stagioni delle due sale e sono state messe in calendario anche due nuove produzioni.
Il teatro, infatti, non era completamente inutilizzato durante gli anni di chiusura allo spettacolo dal vivo: gli spazi continuavano a essere utilizzati per convegni, congressi e altre iniziative.
Per tornare alla piena attività teatrale sono stati però necessari interventi soprattutto sulla sicurezza e sulla macchina scenica, dalle lampade e batterie di sicurezza fino agli elementi necessari per rendere nuovamente operativo il palcoscenico.
Un lavoro che Longobardi rivendica come fatto concreto: investimenti, nuovi posti di lavoro, compagnie che tornano a lavorare e un teatro nuovamente inserito nel circuito dello spettacolo dal vivo.
Sei mesi. E poi?
È qui che la riapertura dell’Eliseo diventa anche una storia ancora da scrivere.
La gestione affidata a Longobardi parte infatti con un orizzonte iniziale di sei mesi. Esiste un’opzione per altre sei stagioni, ma non si tratta di un diritto acquisito.
Durante l’incontro con i giornalisti, Longobardi ha chiarito che la prosecuzione dipenderà dalle vicende della società proprietaria dell’immobile e dalle decisioni che verranno prese in futuro.
La distinzione è fondamentale: una cosa è la società che gestisce l’attività teatrale, un’altra è la società proprietaria delle mura dell’Eliseo, che deve affrontare una situazione debitoria importante.
Gli avvocati e il commissario incaricato stanno lavorando a un percorso di salvataggio della società. Se questo percorso dovesse avere esito positivo, la proprietà potrebbe continuare a gestire il proprio futuro e quindi decidere sulla prosecuzione dell’attività.
In caso contrario, l’immobile potrebbe essere messo in vendita.
E a quel punto sarebbe il futuro proprietario a decidere chi proseguirà la gestione del teatro.
«Ho un’opzione per farne sei, se tutto va bene», ha spiegato Longobardi. Ma l’opzione non rappresenta una garanzia.
«Il teatro rimarrà aperto»
C’è però un punto sul quale Longobardi sembra avere le idee molto chiare: l’obiettivo è che l’Eliseo non torni al buio.
«Io non credo che chiuderà mai il teatro», ha detto durante l’intervista, sottolineando che dopo la fatica necessaria per riaprire una struttura di questa importanza non avrebbe senso interrompere nuovamente il percorso.
Potrà cambiare il gestore. Potrà esserci Longobardi oppure qualcun altro. Ma la prospettiva indicata è quella di un teatro che continui a vivere.
«Io ho dato il là», ha spiegato Longobardi. E ora la macchina è partita.
Il Comune non comprerà l’Eliseo
A chiarire un altro punto è stato il confronto con l’amministrazione capitolina.
L’ipotesi di un acquisto del Teatro Eliseo da parte del Comune di Roma, almeno allo stato attuale, non è sul tavolo.
L’amministrazione ha ricordato il proprio impegno già importante sul sistema dei teatri pubblici cittadini, citando realtà come Valle, Argentina, India e Torlonia.
Il modello individuato per l’Eliseo è quindi diverso: dialogo tra istituzioni e imprenditoria culturale, con la possibilità di utilizzare le politiche pubbliche di sostegno al sistema teatrale extra-pubblico.
Il Comune, dunque, non entra nella proprietà dell’Eliseo, ma può accompagnarne il percorso attraverso gli strumenti disponibili.
E proprio questo chiarisce anche un altro equivoco emerso durante l’incontro.
Teatro di Città: che cosa significa?
Si è parlato anche del possibile ritorno dell’Eliseo nell’ambito dei cosiddetti Teatri di Città, l’attuale denominazione dell’istituto che in passato era conosciuto con un’altra definizione.
Ma non si tratta di un intervento diretto del Comune.
Come ha spiegato Longobardi, l’eventuale riconoscimento passa attraverso una domanda del soggetto gestore e un riconoscimento da parte del Ministero della Cultura.
L’Eliseo, al momento, è fuori dal finanziamento.
La nuova gestione affronta quindi la stagione assumendosi il rischio dell’operazione, facendo leva sul proprio know-how e sulla capacità maturata negli anni nella gestione teatrale.
Viola Produzioni allarga il suo progetto
Con l’arrivo dell’Eliseo e del Piccolo Eliseo, Viola Produzioni amplia ulteriormente il proprio progetto teatrale.
La realtà diretta da Longobardi comprende già Sala Umberto, Teatro Brancaccio e Spazio Diamante, quest’ultimo premiato con il Premio Franco Enriquez 2025/26.
L’obiettivo dichiarato è costruire un’offerta multidisciplinare capace di attraversare prosa, commedia musicale, teatro contemporaneo, danza, formazione, teatro per le scuole e progetti sociali, compresi quelli dedicati alla disabilità e al Teatro Carcere.
L’Eliseo entra quindi in un sistema già articolato, portando con sé la propria storia e una programmazione pensata per dialogare con pubblici differenti.
Due sale, due identità
Il Teatro Eliseo dispone di una Sala Grande da 700 posti, pensata per la grande prosa ma aperta anche agli allestimenti musicali e ai progetti internazionali.
Il Piccolo Eliseo, con 250 posti, mantiene invece quella vocazione da laboratorio che lo ha caratterizzato nel tempo: compagnie emergenti, drammaturgie contemporanee e spettacoli capaci di interrogare il presente.
Una differenza che si ritrova chiaramente nel nuovo cartellone.
Il Piccolo Eliseo guarda al presente
A inaugurare la stagione del Piccolo sarà Turbati come siamo, pallidi di preoccupazioni, scritto e diretto da Lucia Calamaro e interpretato da Barbara Chichiarelli, Daniele Parisi e Gioia Salvatori. Il debutto nazionale è fissato per il 2 ottobre.
A seguire arriveranno, tra gli altri, Toilet di e con Gabriele Pignotta, Life is a flower di Daniele Ronco e Francesco Bianchi, Delitto e castigo di Dostoevskij nell’adattamento di Glauco Mauri e con la regia di Andrea Baracco, e La vasca di Franco Marcoaldi con Anna Bonaiuto.
La programmazione proseguirà con Meno di due, Dracula – A Comedy of Terrors, Masculu e fìammina di Saverio La Ruina, Luna di sangue, Vita del Signor Molière, Il diritto alla felicità, Marcinelle, Asteroide, Guarda le luci amore mio, Bandiera, Lu Santo Jullare Francesco, Danilo Dolci. La domanda che non si spegne, Un marziano a Roma e Lezione d’amore.
È una programmazione nella quale convivono autori contemporanei, grandi classici, teatro civile, danza, comicità e musica.
E proprio il rapporto con il presente è uno dei fili conduttori della stagione.
Dai cambiamenti climatici a Dostoevskij
Life is a flower, con Graziano Piazza e Daniele Ronco, affronta le conseguenze del cambiamento climatico e il rapporto tra generazioni.
Delitto e castigo riporta invece sulla scena l’inquietudine dell’individuo e il peso delle proprie responsabilità attraverso uno dei grandi classici della letteratura russa.
Con Asteroide, Marco D’Agostin mescola danza, teatro e musical per riflettere sulla fine, sulla memoria e sulla possibilità di ricominciare.
Guarda le luci amore mio, tratto da Annie Ernaux, porta invece sul palcoscenico l’osservazione della quotidianità, attraverso lo sguardo di Valeria Solarino e Silvia Gallerano.
Sono spettacoli diversi per linguaggio e pubblico, ma accomunati da una stessa direzione: usare il palcoscenico per guardare il mondo contemporaneo.
La Sala Grande tra grandi nomi e grandi storie
Nella Sala Grande si parte il 28 ottobre con Dylan Dog Horror Show, primo spettacolo teatrale dedicato al personaggio creato da Tiziano Sclavi, che nel 2026 festeggia quarant’anni.
La regia è di Valter Malosti e il progetto trasformerà il teatro in un percorso immersivo ispirato all’universo di Dylan Dog, con installazioni, ambientazioni e attività esperienziali.
Il cartellone proseguirà con Perfetta, scritto e diretto da Mattia Torre e interpretato da Geppi Cucciari, quindi l’alba dentro l’imbrunire di Giovanni Caccamo, che celebra i dieci anni di carriera dell’artista.
A gennaio arriverà anche Orlando, con Viola Graziosi, Arturo Cirillo e David Coco, mentre febbraio sarà segnato da Lisistrata con Lella Costa e dalla rilettura di Quinto potere, diretta da Daniele Salvo e interpretata, tra gli altri, da Elisabetta Pozzi e Graziano Piazza.
A marzo sarà la volta di Cuore, con Fortunato Cerlino, mentre la stagione si avvierà verso la conclusione con Storia di un amore di Lina Sastri.
Teatro, musica e parole
La programmazione non si limita alla prosa.
Napoli non esiste, con Lorenzo Hengeller e la partecipazione di Lello Arena, costruisce un incontro tra musica, canzoni e la tradizione di Ernesto Murolo, con gli arrangiamenti di Geoff Westley.
Giovanni Caccamo porterà invece all’Eliseo l’alba dentro l’imbrunire, progetto che ripercorre dieci anni di carriera e il rapporto artistico con alcuni importanti nomi della musica italiana e internazionale.
E Lina Sastri chiuderà il percorso della Sala Grande con Storia di un amore, un viaggio tra musica e poesia che attraversa la cultura napoletana, quella sudamericana, brasiliana, portoghese e spagnola.
Il teatro civile come «megafono»
Uno dei percorsi più evidenti della stagione è quello dedicato al teatro civile.
Danilo Dolci. La domanda che non si spegne, di Fausto Cabra, sarà un reading tra poesia, vita, musica e microfono aperto dedicato alla figura dell’educatore e attivista.
Marcinelle ricostruirà invece la tragedia dell’8 agosto 1956, quando nella miniera di Bois du Cazier morirono 262 minatori, 136 dei quali italiani.
Con Lu Santo Jullare Francesco, Ugo Dighero diretto da Giorgio Gallione porterà in scena Dario Fo e Franca Rame nell’anno del centenario della nascita di Fo e del decimo anniversario della sua scomparsa.
E Quinto potere, scritto da Paddy Chayefsky e reso celebre dal film di Sidney Lumet, torna a interrogare il rapporto tra informazione, spettacolarizzazione, televisione e pubblico.
Temi che, nati in epoche diverse, trovano oggi nuove chiavi di lettura nell’epoca dei social, delle piattaforme e della corsa alle visualizzazioni.
L’Eliseo internazionale guarda alla Palestina
C’è poi una sezione particolarmente significativa del nuovo progetto: quella internazionale.
Dal 9 al 14 marzo 2027 il Teatro Eliseo ospiterà due spettacoli firmati rispettivamente da The Palestinian Circus e Palestine Comedy Club.
La serata sarà composta da Step and a Half, spettacolo circense che intreccia abilità, musica e narrazione, e The Bridge, scritto e interpretato da Alaa Shehada, racconto costruito intorno a speranza e gioia sullo sfondo delle vicende e delle esperienze palestinesi.
Un progetto che inserisce l’Eliseo in una dimensione internazionale e che conferma la volontà dichiarata di Longobardi di fare del teatro anche uno spazio capace di raccontare il presente.
«Con il teatro forse non cambiamo il mondo»
È una delle frasi che meglio sintetizzano il progetto.
«Con il teatro forse non cambiamo il mondo, ma possiamo mostrarlo», ha scritto Longobardi nel suo messaggio per la riapertura.
Il teatro, nella sua visione, può seminare, emozionare e accompagnare soprattutto le nuove generazioni nel loro percorso di emancipazione culturale.
Ma c’è anche un altro elemento, molto più concreto, che deciderà il futuro dell’Eliseo: il pubblico.
Longobardi lo ha detto chiaramente durante l’incontro con i giornalisti: non basta riaprire un teatro. Bisogna che gli spettatori tornino, acquistino i biglietti, frequentino le sale e costruiscano una nuova comunità intorno agli spettacoli.
Barbareschi: «È come dare un figlio a un altro»
Nel futuro dell’Eliseo resta inevitabilmente anche la figura di Luca Barbareschi, amministratore della società proprietaria.
Longobardi ha spiegato di avere con lui un buon rapporto e ha chiarito che le decisioni definitive sulla situazione societaria passano attraverso i legali e il commissario che sta seguendo il percorso di salvataggio.
Ma ha anche riconosciuto la difficoltà personale di chi, dopo aver costruito e vissuto un teatro, sceglie di affidarlo a un altro gestore.
«È come dare proprio tuo figlio a un altro», ha detto Longobardi, sottolineando quanto possa essere complesso, per un artista, rinunciare alla presenza diretta in un luogo al quale ha legato una parte importante della propria storia.
La vera scommessa comincia adesso
L’Eliseo, dunque, è tornato.
Il sipario del Piccolo si alzerà il 2 ottobre. Quello della Sala Grande il 28 ottobre. La programmazione c’è, il personale è stato assunto, i lavori per l’agibilità sono stati fatti e le compagnie sono pronte a tornare sul palcoscenico.
Ma i prossimi mesi saranno decisivi.
La società proprietaria dovrà affrontare la propria situazione finanziaria. Longobardi dovrà dimostrare sul campo la solidità della nuova gestione. Il Comune potrà accompagnare il progetto attraverso gli strumenti di sostegno disponibili, ma senza acquistare il teatro. E il pubblico sarà chiamato a fare la sua parte.
Perché i sei mesi non sono una semplice prova.
Sono il primo capitolo di una storia che, dopo sei anni, ha finalmente ricominciato a essere scritta.
E adesso, come ha detto Longobardi, l’Eliseo è «pronto a correre».




