
Cristina Campagna finalista a Vitorchiano con Sopravvissuti
24 Ottobre 2026Dylan Dog a teatro: il metodo Bonelli tra fedeltà e sperimentazione
Michele Masiero e Vincenzo Sardo raccontano la scelta di produrre direttamente Dylan Dog Horror Show. Per Walter Malosti, la sfida è trasformare l’immaginario di Tiziano Sclavi in un’esperienza scenica senza perderne l’identità
Portare un personaggio a teatro non significa soltanto trasferirlo da un linguaggio a un altro. Quando si tratta di un’icona del fumetto italiano come Dylan Dog, il passaggio implica una responsabilità ulteriore: preservare un immaginario riconoscibile, rispettarne la storia e trovare una forma espressiva capace di restituirne la complessità a un pubblico diverso. È da questa sfida che nasce Dylan Dog Horror Show, il progetto con cui Sergio Bonelli Editore affronta per la prima volta la produzione teatrale ufficiale dedicata all’Indagatore dell’Incubo. In scena al teatro Eliseo dal 22 ottobre.
La scelta rappresenta un passaggio significativo per la casa editrice, che decide di confrontarsi direttamente con le possibilità del palcoscenico. Durante la conferenza stampa, il direttore editoriale Michele Masiero e Vincenzo Sardo, responsabile dell’ufficio sviluppo e delle produzioni, hanno illustrato le ragioni di questo percorso. Al centro non c’è soltanto la trasposizione di un personaggio, ma un preciso metodo di lavoro: seguire il progetto fin dalla sua nascita e affidarsi a professionisti capaci di contaminare linguaggi differenti, senza rinunciare alla natura originaria dell’opera.
La scelta di Bonelli: produrre direttamente per prendersi cura dei personaggi
L’idea di portare Dylan Dog a teatro nasce da una proposta di Francesco Bellomo, uomo di teatro e appassionato di fumetti, che ha suggerito alla casa editrice di esplorare questa possibilità. Da lì è iniziato un lavoro di ricerca per individuare la forma più adatta a un personaggio che, da quarant’anni, abita un universo narrativo fortemente caratterizzato.
«Non volevamo un testo in prosa semplice, non volevamo un musical», ha spiegato Michele Masiero, chiarendo l’intenzione di realizzare uno spettacolo capace di contaminare le diverse possibilità espressive del teatro. La scelta è ricaduta su Walter Malosti, regista con una consolidata esperienza nel teatro d’autore e interessato anche alle contaminazioni con la cultura popolare, la musica e altri linguaggi artistici.
Per la scrittura, invece, è stato individuato Nicola Russo, apprezzato da Masiero per la capacità di scavare nella dimensione interiore dei personaggi «senza essere didascalico o retorico»: una qualità ritenuta essenziale per restituire la complessità di Dylan Dog senza trasformarlo in una figura convenzionale.
L’obiettivo, ha sottolineato il direttore editoriale, è mantenere insieme intrattenimento e riflessione, due componenti già presenti nell’opera di Tiziano Sclavi. Il fumetto popolare può offrire un’avventura da leggere per il piacere della storia, ma anche sollevare domande sul presente, sulle contraddizioni e sulle fragilità individuali. Dylan, del resto, non è necessariamente un vincente: è un personaggio nel quale il pubblico può riconoscere dubbi e inquietudini proprie.
La decisione di seguire direttamente la produzione nasce dalla stessa attenzione verso l’opera originale. Vincenzo Sardo, che proviene dal mondo del cinema e delle serie televisive, ha descritto il teatro come una nuova esperienza professionale, capace di sorprenderlo per la possibilità di vedere i personaggi prendere forma fisicamente ed emotivamente attraverso gli interpreti.
«L’unico modo per amare e curare Dylan sia produrlo direttamente», ha affermato Sardo, spiegando perché Bonelli abbia scelto di assumersi in prima persona l’impegno produttivo anziché ricorrere a un semplice accordo di licenza. E ha aggiunto: «Amare un personaggio significa curarlo».
Una dichiarazione che chiarisce la filosofia alla base dell’operazione: mantenere un coinvolgimento diretto consente alla casa editrice di accompagnare le scelte creative e produttive, tutelando il rapporto con un patrimonio narrativo costruito nel corso dei decenni.
Walter Malosti: tradurre il fumetto senza riprodurlo
Se la produzione diretta definisce il metodo di Bonelli, la regia deve affrontare la questione artistica: come trasformare le tavole di Sclavi in una narrazione teatrale? Il fumetto può passare rapidamente da un luogo a un altro, alternare immagini e pensieri e costruire situazioni visive che sul palcoscenico richiedono soluzioni differenti.
Per Malosti, il punto di partenza è la presenza fisica degli attori. «La trasposizione in realtà passa soprattutto dai corpi degli attori», ha spiegato il regista, indicando nella scelta del cast uno degli elementi fondamentali per rendere riconoscibili Dylan e gli altri personaggi. L’obiettivo è trovare una presenza scenica capace di conservare l’iconicità del fumetto, senza rinunciare alle specificità del teatro.
Attorno agli interpreti si costruisce un lavoro corale che coinvolge scenografie, costumi, luci, suono, video, coreografie e musica. Ogni componente contribuisce a ricreare l’atmosfera dell’universo di Dylan Dog e a tradurla in una forma che possa funzionare dal vivo.
In questo processo, la musica non è un semplice accompagnamento. Malosti la considera uno strumento essenziale della comunicazione teatrale, capace di raggiungere direttamente il pubblico e di concorrere alla costruzione dell’esperienza scenica. Il rapporto tra corpo, immagini e suono diventa così parte integrante della ricerca di un linguaggio che non si limiti a illustrare il fumetto, ma ne restituisca le suggestioni attraverso altri mezzi.
Il regista ha descritto il lavoro come una costruzione collettiva, nella quale ogni competenza creativa e tecnica è necessaria per rendere possibile il risultato finale. Una squadra di circa novanta persone, tra artisti e maestranze, contribuisce alla realizzazione dello spettacolo. La contaminazione tra le arti non è quindi un elemento decorativo, ma la strada scelta per tradurre sulla scena un immaginario complesso.
Un’esperienza pensata anche per chi non conosce Dylan Dog
La sfida della trasposizione riguarda anche il pubblico. Uno spettacolo costruito intorno a un personaggio con una storia editoriale così lunga deve riuscire a dialogare con i lettori affezionati, ma anche con chi non ha mai aperto un albo dell’Indagatore dell’Incubo.
Malosti ha chiarito che il progetto è pensato per permettere anche a uno spettatore privo di conoscenze pregresse di entrare nella storia e seguirla autonomamente. Allo stesso tempo, i lettori di lunga data potranno riconoscere personaggi e riferimenti del mondo di Dylan Dog, ritrovandoli in una forma nuova.
È qui che la fedeltà all’originale incontra la sperimentazione: non nella riproduzione letterale delle tavole, ma nella capacità di conservarne lo spirito attraverso un’esperienza diversa. Il teatro mette a disposizione la presenza degli attori, la dimensione collettiva della visione e la possibilità di modificare e affinare lo spettacolo nel corso delle repliche.
Come ha osservato Antonio LaMarr(a), direttore di produzione, una delle differenze rispetto al cinema e all’animazione riguarda proprio il debutto: in teatro è la prima occasione in cui l’opera viene vista nella sua forma compiuta, mentre il lavoro può continuare a evolversi attraverso aggiustamenti successivi.
Il teatro come nuovo percorso per l’universo Bonelli
Dylan Dog Horror Show si inserisce in una fase di esplorazione di nuovi linguaggi da parte di Sergio Bonelli Editore, che ha già lavorato su film, serie televisive e animazione e che sta sviluppando ulteriori progetti multimediali legati al personaggio. Il teatro rappresenta un passaggio diverso, con tempi, modalità produttive e possibilità espressive proprie.
La prima produzione teatrale ufficiale dedicata all’Indagatore dell’Incubo debutta al Teatro Eliseo di Roma il 28 ottobre 2026, con anteprime speciali dal 22 ottobre, nell’anno in cui Dylan Dog celebra quarant’anni dalla sua nascita editoriale.
Più che un semplice trasferimento su un nuovo palcoscenico, il progetto mette alla prova il modo in cui un editore può accompagnare i propri personaggi oltre il mezzo che li ha resi celebri. Da un lato, la responsabilità di custodire un’identità narrativa riconoscibile; dall’altro, la necessità di affidarsi a nuovi sguardi e nuove forme espressive. È nell’equilibrio tra queste due esigenze che si misura la sfida di portare Dylan Dog a teatro.




