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31 Luglio 2026Manila Esposito e il body shaming: la ginnastica è cambiata, noi no
Dalle denunce di Carlotta Ferlito ed Eleonora Rando alle nuove politiche sulla salute delle atlete: la ginnastica ha iniziato a cambiare. Ma sui social continuiamo a giudicare il corpo delle ginnaste.
Dalle denunce di Carlotta Ferlito ed Eleonora Rando alle nuove politiche sulla salute delle atlete: la ginnastica ha iniziato a cambiare. Ma sui social continuiamo a giudicare il corpo delle ginnaste.
È bastato un video, una gara, un corpo che non corrisponde più all’immagine stereotipata della ginnasta che abbiamo imparato a conoscere per decenni. E sotto, inevitabilmente, sono arrivati i commenti. Manila Esposito è ingrassata. Manila Esposito non avrebbe più il fisico “giusto”. Manila Esposito sarebbe cambiata.
Il problema è che mentre leggiamo questi commenti rischiamo di dimenticare una cosa piuttosto importante: Manila Esposito è una campionessa.
Non una ginnasta qualunque, non una ragazza che deve ancora dimostrare di meritarsi un posto in pedana. Una campionessa europea all-around per due volte consecutive, nel 2024 e nel 2025, campionessa europea alla trave e al corpo libero nel 2024, argento olimpico con la squadra italiana e bronzo olimpico alla trave a Parigi 2024. Nel 2025 ha inoltre contribuito alla conferma dell’oro europeo a squadre dell’Italia e nel 2026 ha aggiunto un altro oro alla trave in Coppa del Mondo a Osijek. Agli Assoluti italiani di luglio ha poi vinto ancora una volta la trave, con il miglior punteggio della finale.
E allora viene da chiedersi: che cosa stiamo guardando davvero quando guardiamo una ginnasta?
Perché se davanti a una ragazza capace di raggiungere questi risultati il primo pensiero è ancora rivolto alla sua forma fisica, forse il problema non è più soltanto quello che accade dentro una palestra. È quello che accade nella nostra testa.
La ginnastica che ha iniziato a cambiare

Eleonora Rando
Per capire quanto sia assurdo il cortocircuito di oggi bisogna fare un passo indietro.
Nel 2020, mentre a livello internazionale esplodevano le denunce di ex ginnaste contro gli abusi subiti durante la carriera, anche in Italia Eleonora Rando raccontò pubblicamente di essersi riconosciuta nelle testimonianze che arrivavano dagli Stati Uniti e da altri Paesi. Alle sue dichiarazioni seguirono quelle di altre ginnaste italiane, tra cui Carlotta Ferlito.
Ferlito sarebbe poi tornata pubblicamente sulla propria esperienza nel 2022, raccontando a Le Iene anni di presunte violenze fisiche e psicologiche e un rapporto con il cibo profondamente condizionato dalle pressioni vissute durante la carriera. Raccontò anche di avere segnalato già nel 2016 alla Federazione gli abusi che sosteneva di aver subito, senza che, secondo la sua testimonianza, venissero avviate indagini.

Carlotta Ferlito
Non è necessario ricostruire qui ogni singolo episodio di quelle vicende. È sufficiente ricordare che quelle testimonianze hanno contribuito ad aprire una discussione che la ginnastica non poteva più ignorare: quanto può essere sano chiedere a una ragazza giovanissima di modificare continuamente il proprio corpo per essere competitiva?
Da allora qualcosa è cambiato.
La Federazione Ginnastica d’Italia ha sviluppato politiche di safeguarding per la tutela dei tesserati e, soprattutto sul tema dell’alimentazione, ha avviato una collaborazione con l’Istituto Auxologico Italiano per la prevenzione e la gestione dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione nello sport. Il progetto prevede formazione e prevenzione e nasce proprio dalla necessità di riconoscere e affrontare i rischi legati al rapporto tra sport, corpo, peso e alimentazione.
È un cambiamento culturale enorme.
Perché significa iniziare a comprendere che il corpo di un’atleta non è qualcosa da restringere a tutti i costi. È uno strumento da allenare, nutrire, proteggere e rendere più forte.
E questo è particolarmente importante nella ginnastica di oggi, dove la forza muscolare è parte integrante della prestazione.
Il corpo di una ginnasta non deve necessariamente essere quello esile che per anni abbiamo associato all’immagine della disciplina. Può essere potente, muscoloso, strutturato. Può cambiare con l’età e con il tipo di lavoro atletico. E può essere perfettamente funzionale alla prestazione.
Non è solo un problema italiano
La cosa più interessante è che non stiamo parlando di una peculiarità della ginnastica italiana.
Il problema riguarda molti sport nei quali il corpo viene sottoposto contemporaneamente a esigenze di prestazione e a pressioni estetiche. E il pattinaggio artistico è forse uno degli esempi più evidenti.

Jelena Ostapenko
Una ricerca pubblicata nel 2026 sui pattinatori artistici agonistici ha evidenziato un rischio elevato di disturbi alimentari associato a perfezionismo e pressione estetica. Tra gli elementi presi in considerazione c’è anche la pressione legata all’abbigliamento e al costume di gara.
Ed è una coincidenza soltanto apparente: ginnastica e pattinaggio sono discipline nelle quali il corpo è contemporaneamente strumento della prestazione e parte di ciò che il pubblico guarda.
Ma c’è un particolare che dovrebbe farci riflettere ancora di più.
Il body shaming non riguarda soltanto gli sport estetici.
Ne abbiamo avuto una dimostrazione recentissima con la tennista lettone Jelena Ostapenko, che nei giorni scorsi ha mostrato sui social alcuni dei messaggi ricevuti dopo il ritiro per infortunio dal Canadian Open. Non soltanto critiche alla sua prestazione: anche insulti rivolti al suo corpo e minacce.
E il tennis non è uno sport nel quale un giudice valuta la linea del corpo.
Non c’è un costume che deve accompagnare una coreografia. Non c’è una giuria che assegna punti alla leggerezza di un movimento. Eppure, anche lì, il corpo di una donna che pratica sport continua a essere considerato materia disponibile al giudizio pubblico.
Forse allora il problema è ancora più grande.
Abbiamo cambiato le regole, non lo sguardo
È questo il punto che la vicenda di Manila Esposito dovrebbe costringerci ad affrontare.
La ginnastica ha cominciato a interrogarsi sul proprio passato. Ha iniziato a parlare di salute, prevenzione, nutrizione, tutela, safeguarding. Ha iniziato a capire che una giovane atleta non può essere considerata soltanto come un corpo da modellare per ottenere una medaglia.
Ma noi abbiamo fatto lo stesso percorso?
Perché oggi possiamo tranquillamente dire a un’allenatrice che non dovrebbe imporre a una ragazzina una dieta devastante. Possiamo parlare dell’importanza di un’alimentazione adeguata. Possiamo riconoscere il rischio dei disturbi alimentari. Possiamo sostenere che una ginnasta debba essere forte, non semplicemente magra.
Poi prendiamo il telefono, vediamo Manila Esposito in pedana e ci sentiamo autorizzati a stabilire se il suo corpo sia abbastanza asciutto, abbastanza sottile, abbastanza simile a quello che immaginiamo debba avere una ginnasta.
È un cortocircuito enorme.
E forse dovremmo smettere di chiamarlo soltanto “body shaming”.
Perché il problema non è esclusivamente il commento cattivo, l’insulto o la battuta. Il problema è l’idea, molto più radicata, che il corpo di una donna sia qualcosa sul quale abbiamo il diritto di esprimere continuamente un giudizio.
Una ginnasta può avere le gambe muscolose perché quelle gambe devono spingerla, sostenerla, farle prendere velocità e permetterle di affrontare gli attrezzi.
Può avere spalle forti perché deve controllare il proprio corpo nello spazio.
Può avere un fisico diverso da quello che aveva a quindici anni perché non ha più quindici anni.
E soprattutto può cambiare senza che questo abbia nulla a che vedere con il suo valore come atleta.
Manila, i risultati e una domanda scomoda
Manila Esposito è arrivata alla ribalta internazionale giovanissima.
A Rimini, nel 2024, ha conquistato il titolo europeo all-around davanti alla compagna di squadra Alice D’Amato, oltre agli ori alla trave e al corpo libero e all’oro con la squadra.
Poi Parigi: argento olimpico con la squadra italiana e bronzo alla trave. Aveva 17 anni.
Nel 2025 ha confermato il titolo europeo all-around a Lipsia, diventando campionessa continentale per la seconda volta consecutiva, e ha fatto parte della squadra italiana che ha difeso il titolo europeo a squadre.
Nel 2026 è tornata a vincere una tappa di Coppa del Mondo alla trave, a Osijek, e agli Assoluti di Meda ha conquistato ancora una volta il titolo di specialità alla trave.
Adesso si va verso un altro appuntamento europeo.
Dal 13 al 16 agosto, a Zagabria, si disputano i Campionati europei di ginnastica artistica femminile. Manila arriva all’appuntamento da campionessa europea all-around in carica per due edizioni consecutive.
E quindi eccola qui, ancora una volta.
Pronta a salire su una pedana.
Pronta a fare quello per cui si allena da anni.
Pronta a essere giudicata, questa volta, da una giuria che dovrà valutare difficoltà, esecuzione, tecnica e composizione.
Non dal pubblico sui social.
Perché forse dovremmo imparare a distinguere le due cose.
La giuria deve giudicare la ginnasta. Noi dovremmo limitarci a guardare lo sport.
Abbiamo chiesto alla ginnastica di cambiare. Abbiamo chiesto alle allenatrici e agli allenatori di prestare attenzione alla salute delle ragazze. Abbiamo iniziato a parlare di nutrizione e prevenzione. Abbiamo riconosciuto che il corpo di un’atleta non è un problema da correggere, ma una risorsa da allenare e proteggere.
Adesso, però, manca un ultimo passaggio.
Cambiare il nostro sguardo.
Perché il vero cambiamento non sarà quando smetteremo di trovare commenti sul corpo di Manila Esposito sotto i suoi video.
Sarà quando leggeremo quel commento e penseremo tutti la stessa cosa:
ma perché dovrebbe interessarci?
Manila non deve essere abbastanza magra per essere una ginnasta.
Deve essere abbastanza forte per esserlo.
E, a giudicare da quello che ha già vinto, lo è eccome.




