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27 Maggio 2026Maurizio de Giovanni e Sergio Bonelli Editore: il ritorno del commissario Ricciardi
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, lo scrittore racconta il passaggio del suo personaggio dal romanzo al fumetto, la libertà creativa degli sceneggiatori e il ritorno di Ricciardi dopo una conclusione che sembrava definitiva
Il commissario Ricciardi sembrava aver raggiunto la fine del suo percorso narrativo, ma alcuni personaggi non si lasciano congedare così facilmente. È il caso del protagonista nato dalla penna di Maurizio de Giovanni, che dopo aver conquistato i lettori attraverso i romanzi ha trovato una nuova dimensione nelle tavole di Sergio Bonelli Editore. Un percorso raccontato al Salone Internazionale del Libro di Torino, durante un incontro dedicato alla trasposizione a fumetti, al lavoro degli sceneggiatori e al rapporto tra uno scrittore e le figure che popolano il suo universo narrativo.
Al centro della conversazione, il valore di un progetto che non si limita a riprodurre sulla pagina illustrata storie già conosciute, ma restituisce forma e concretezza a luoghi, atmosfere e personaggi. Un’esperienza che, per de Giovanni, rappresenta una delle espressioni creative alle quali si sente più profondamente legato.
Il commissario Ricciardi, dal romanzo alle tavole di Bonelli
Nel raccontare il rapporto con Sergio Bonelli Editore, Maurizio de Giovanni riconosce il valore del lavoro collettivo che ha accompagnato la nascita della serie a fumetti. Un progetto nel quale sceneggiatori, disegnatori, coloristi e professionisti coinvolti nella realizzazione hanno contribuito a costruire un’identità visiva capace di dialogare con quella letteraria.
Lo scrittore cita con particolare orgoglio il livello delle professionalità coinvolte, sottolineando come ciascuna abbia portato nel progetto competenze ed esperienze differenti. Tra gli sceneggiatori figurano Claudio Falco, medico ospedaliero, Sergio Brancato, professore di antropologia culturale, e Paolo Terracciano, legato anche alla scrittura televisiva di Un posto al sole.
La costruzione dei personaggi, soprattutto nelle prime fasi, ha richiesto un lavoro di confronto e definizione. Il commissario Ricciardi doveva trovare un volto, un’espressività e una presenza visiva coerenti con l’immaginario maturato nei romanzi. Un processo che, come emerge dal racconto dell’incontro, ha comportato momenti di ricerca e sperimentazione, ma anche il divertimento di vedere prendere forma figure fino a quel momento affidate soprattutto alle parole.
De Giovanni descrive il fumetto come una forma di spettacolo particolarmente vicina alla propria immaginazione. Se nella scrittura il lettore ricostruisce mentalmente ambienti e personaggi, nelle tavole illustrate questi elementi diventano visibili: le luci, le ombre, i panorami e i dettagli della città acquistano una presenza concreta.
È proprio questa possibilità a rendere speciale il passaggio dal romanzo al fumetto. La Napoli immaginata dallo scrittore può essere finalmente osservata attraverso lo sguardo di chi la disegna, senza i vincoli produttivi che condizionano necessariamente una trasposizione televisiva.
«Il fumetto è l’opera creativa più vicina a quello che fa uno scrittore», spiega de Giovanni nel corso dell’incontro, evidenziando come entrambe le forme narrative partano da un’immagine mentale che viene successivamente trasformata in racconto. Nel fumetto, tuttavia, la componente visiva amplia l’esperienza e permette all’autore di ritrovare la propria storia attraverso una prospettiva nuova.
Il ritorno di Ricciardi dopo la fine di Il pianto dell’alba
Uno dei momenti più significativi dell’incontro riguarda la conclusione che Maurizio de Giovanni aveva inizialmente immaginato per il commissario. Con Il pianto dell’alba, dodicesimo volume della serie a fumetti presentato nel corso della conversazione, si era chiuso un ciclo narrativo legato a una perdita particolarmente dolorosa nella vita di Ricciardi.
La decisione di fermarsi sembrava definitiva. La conclusione della storia, però, provocò reazioni intense tra i lettori, alcuni dei quali non accettarono facilmente il destino riservato a uno dei personaggi centrali della vicenda. De Giovanni ricorda con ironia persino le contestazioni ricevute di persona, segno del coinvolgimento emotivo costruito negli anni attorno al suo protagonista.
Il ritorno è arrivato nel 2022, dopo un infarto che ha costretto lo scrittore a trascorrere alcuni giorni in ospedale, lontano dal telefono e dalle consuete distrazioni. In quel periodo di riflessione, Ricciardi è tornato a imporsi nella sua immaginazione.
De Giovanni racconta di aver ripensato alla vita del commissario, alle responsabilità, alla figlia, al lavoro e al mondo storico nel quale si muove. Una vita narrativa che, nonostante la decisione dell’autore di interromperne il racconto, sembrava destinata a proseguire.
Da quella riflessione è nato il desiderio di tornare a scrivere nuove storie. Lo scrittore ha quindi ripreso il percorso del commissario attraverso tre romanzi, scegliendo di non affrontare direttamente gli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra, un periodo che considera particolarmente disperato per Napoli.
L’eventuale ritorno di Ricciardi si colloca così in una prospettiva temporale successiva. Nato nel 1900, il commissario potrebbe essere raccontato nei primi anni Cinquanta, quando avrebbe poco più di cinquant’anni. Un’età che, osserva ironicamente de Giovanni, permette ancora di considerarlo un ragazzo.
Quando i personaggi diventano più grandi del loro autore
Il rapporto tra Maurizio de Giovanni e Sergio Bonelli Editore si distingue anche per la fiducia accordata agli sceneggiatori. Lo scrittore ha consentito al gruppo di lavorare su storie originali ambientate nell’universo di Ricciardi, coinvolgendo anche figure come Maione, Bambinella e Livia.
Una scelta consapevole, maturata dalla convinzione che i professionisti coinvolti avessero ormai acquisito una conoscenza profonda dei personaggi e delle loro dinamiche. De Giovanni si dice soddisfatto dei risultati, riconoscendo alle nuove storie una coerenza con il mondo narrativo originario e una qualità valorizzata ulteriormente dal lavoro grafico.
La riflessione si allarga così al concetto di proprietà creativa. Per lo scrittore, i personaggi appartengono a chi li ha inventati, ma non possono rimanere per sempre sotto il suo controllo assoluto. Il paragone scelto è quello con i figli: figure nate da un legame originario, ma destinate a sviluppare una propria autonomia.
È un passaggio importante per comprendere la natura del progetto Bonelli. Ricciardi non è più soltanto il protagonista dei romanzi di de Giovanni, ma diventa un personaggio capace di attraversare linguaggi, interpretazioni e nuove possibilità narrative.
In questo senso, l’ingresso nell’universo di Sergio Bonelli Editore assume un valore ulteriore. Lo scrittore racconta con particolare orgoglio i disegni collettivi nei quali Ricciardi compare accanto a personaggi storici del fumetto italiano come Tex, Zagor e Dylan Dog. Immagini che rappresentano un riconoscimento simbolico e l’incontro tra mondi narrativi differenti.
Napoli, i luoghi di Ricciardi e il valore universale delle storie
Nel corso dell’incontro trova spazio anche la guida illustrata dedicata ai luoghi del commissario, un progetto che accompagna il lettore alla scoperta di Napoli attraverso le tavole e le atmosfere della serie.
La città non è soltanto lo sfondo delle vicende, ma una componente essenziale dell’immaginario narrativo. Le strade, gli ambienti e il contesto storico contribuiscono a restituire un’epoca, trasformando la lettura in un percorso attraverso luoghi reali e suggestioni letterarie.
Il lavoro di disegnatori e sceneggiatori consente così di affiancare alla dimensione narrativa quella geografica e visiva. La Napoli degli anni Trenta, con le sue contraddizioni e le sue atmosfere, diventa accessibile attraverso un linguaggio capace di unire racconto e rappresentazione.
Resta, infine, una riflessione che supera i confini del genere e dell’ambientazione storica. Le storie più significative sono quelle capaci di parlare anche a chi vive in un tempo diverso da quello in cui sono ambientate. Il mondo di Ricciardi, pur radicato nella Napoli del passato, continua a interrogare il presente attraverso i suoi personaggi, le loro fragilità e il contesto sociale nel quale si muovono.
Il percorso raccontato al Salone Internazionale del Libro di Torino mostra quindi come l’incontro tra Maurizio de Giovanni e Sergio Bonelli Editore abbia dato vita a qualcosa che va oltre la semplice trasposizione. Il fumetto diventa un nuovo spazio di esplorazione, nel quale un universo letterario può essere reinterpretato senza perdere la propria identità.
E Ricciardi, anche dopo una fine che sembrava definitiva, dimostra di avere ancora storie da raccontare.




